pexolo di pexolo
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Consolidamento del regno


Progressivamente il regno longobardo assunse una concezione territoriale più unitaria e nelle città strategiche vennero fondati i ducati, fra cui i più estesi erano Spoleto e Benevento, in cui i duchi operavano sempre più come funzionari regi. Ai duchi si affiancarono quindi i centenarii (o sculdasci), con il ruolo di capo-villaggio, e i gastaldi, che gestivano le maggiori curtes (aziende agricole) assicurando sostentamento e redditi. Dopo l’annientamento della classe senatoria, aumentò il numero di piccoli proprietari terrieri, che progressivamente si mescolarono al popolo invasore. Il consolidamento del regno avvenuto nel VII secolo è testimoniato dal ruolo crescente assunto dalla capitale Pavia e dalla promulgazione, nel 643, dell’Editto di Rotari: per volontà del re Rotari vennero raccolte e scritte in latino norme riguardanti la vita civile rivolte solo ai Longobardi, mentre i Romani potevano ancora attenersi alle diversificate forme del sopravvissuto diritto romano. Uno dei principali scopi dell’Editto era la proibizione della faida e, conseguentemente, la sostituzione della «giustizia privata» per mezzo della violenza con il risarcimento in denaro. Il guidrigildo stabiliva un «prezzo», a seconda dello stato sociale e giuridico degli individui, per ogni reato commesso; questa differenziazione su base economica testimonia un processo di stratificazione sociale tra gli uomini liberi longobardi.

Espansione territoriale

Per dare coesione al regno il re Liutprando avviò un’intensa attività legislativa e, approfittando di una crisi interna all’impero bizantino, spinse l’espansione longobarda fino al ducato di Roma, che faceva parte dell’Esarcato. Lì conquistò il castello di Sutri, ma lo liberò nel 728 in seguito a pressanti richieste papali; ma anziché restituirlo al funzionario bizantino, lo donò alla chiesa di Roma («Donazione di Sutri»), da alcuni considerato come l’atto costitutivo del potere temporale dei papi. Questo atto può essere letto anche come volontà della chiesa di Roma di esautorare i poteri bizantini dai territori laziali; in quest’ottica può essere letto anche il falso della «Donazione di Costantino», che gli studi di Valla dimostrano prodotto in quegl’anni, cioè in una strategia di giustificazione del progetto papale di assumere direttamente la guida del ducato di Roma e dei domini bizantini in Italia. Non a caso da questo momento le fonti di parte romana rappresentano i Longobardi come barbari oppressori, perché concorrenti al progetto dei papi.
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