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Gli anni successivi alla crisi demografica di metà Trecento furono caratterizzati da un calo della produzione manifatturiera e da una diminuzione degli scambi. Tra i settori più colpiti vi fu la produzione di panni di lana di qualità. La crisi fece emergere tensioni latenti tra i lavoratori salariati. Costoro, svolgevano i lavori più duri e non potevano far parte delle “associazioni di maestrie”. Il malcontento determinò lo scoppio di violente rivolte urbane, come quella di Firenze nel 1378.
Firenze era uno dei principali centri europei per la lavorazione della lana e di altri tessuti e pertanto svolgeva un ruolo importante a livello economico e anche politico. Ciò emerse quando il cosiddetto popolo minuto rivendicò la possibilità di partecipare alla vita politica. Nell’estate del 1378 i ciompi, lavoratori salariati addetti ad attività meno qualificate, si rivoltarono duramente. Il 21 luglio dello stesso anno, gruppi di ciompi devastarono le case dei loro datori di lavoro e si impossessarono del Palazzo della Signoria. In tal modo riuscirono ad assegnare il titolo di “gonfaloniere della giustizia” a uno dei loro esponenti: Michele di Lando. I rappresentanti dei ceti produttivi, il cosiddetto popolo grasso passarono al contrattacco. Dopo la battaglia durata circa 4 anni, le arti maggiori ebbero la meglio e fu ripristinato l’ordinamento precedente alla rivolta. A Firenze i lavoratori salariati dovettero rinunciare a rappresentanze politiche che li potessero tutelare.Nella seconda metà del Trecento, l’economia andava evolvendosi verso nuove direzioni conoscendo una notevole espansione in altri ambiti. La concentrazione delle ricchezze in poche mani contribuì a dare slancio all’attività edilizia che riprese a pieno ritmo quando i banchieri vollero dare maggiore prestigio alle loro abitazioni.

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