Caduta dell’impero carolingio

L’ordine instaurato da Carlo Magno durò meno di un secolo. Suo figlio, Ludovico il Pio, non fu all’altezza del padre; i tre nipoti (Lotario, Ludovico il Germanico, Carlo il Calvo) non andarono d’accordo né col loro padre né tra loro e si dimostrarono incapaci di fronteggiare gli infedeli, che da ogni parte premevano sui confini dell’impero: da nord, per via di mare, i Vichinghi o Normanni; da est gli Slavi e gli Ungari; da sud gli Arabi che, occupata nell’827 la Sicilia, si spingevano su su, lungo le coste tirreniche, e arrivavano fino al fiume Garigliano.
Nell’887, l’ultimo discendente di Carlo Magno, Carlo il Grosso, venne deposto perché non aveva saputo difendere Parigi da un’incursione dei Normanni; e i grandi feudatari, anziché dar vita nuovamente all’impero unico, preferirono raccogliersi in gruppi regionali, che si chiamarono regni, per far fronte separatamente ai propri particolari nemici. I feudatari franchi riconobbero la autorità di Eude, conte di Parigi, che aveva salvato la città dai Normanni; quelli di Germania finirono col sottomettersi a Enrico di Sassonia, che seppe difenderli dagli Slavi; quelli d’Italia affidarono dapprima a Berengario, marchese del Friuli, il compito di guidarli nella difesa contro gli Ungari, popolazione mongolica che invadeva la valle del Po; e intanto per tenere a bada gli Arabi e difendere il papa in Roma, s’ingegnavano come potevano .i feudatari del Lazio, specialmente quelli di Tùscolo (Frascati).
Si formò così un primo abbozzo di quel che sarebbe poi stata la moderna Europa occidentale, con i tre distinti Stati di Francia, Germania, Italia: un semplice abbozzo, senza precisione e stabilità di linee.
L’Italia, per esempio, vi figurava senza le regioni meridionali, comprendendo solo i cinque grossi feudi del Friuli, di Ivrea, di Toscana, di Spoleto e di Tùscolo, ai quali poi s’aggregavano i feudi dell’alta e bassa Borgogna, situati di là dalle Alpi occidentali; e non ebbe stabilità di regno. In una sessantina d’anni, dall’887 al 950, si succedettero una mezza dozzina di re di varia provenienza, fra il primo, che fu Berengario I del Friuli, e l’ultimo, che fu Berengario TI d’Ivrea. Erano re per modo di dire: gli stessi feudatari che li avevano eletti li deponevano o li uccidevano se, come Berengario I, non sapevano respingere gli Ungari, o anche se, scomparso momentaneamente il pericolo d’invasioni, si pensava di poter fare a meno di un capo.
L’Italia del sud, poi, viveva in un mescolamento confuso di possessi e di guerre continue tra i Bizantini, i Longobardi di Benevento e gli Arabi avanzanti lungo le coste. Le città marittime, sottoposte ai Bizantini, di fatto agivano per conto proprio, collegandosi tra loro per difendersi dagli Arabi, come fecero nell’849 Gaeta, Salerno e Amalfi, che, unite, sbaragliarono una flotta araba davanti al lido di Ostia. E il papa, non più difeso dall’imperatore, si trova ridotto alla mercè dei rozzi feudatari della campagna romana.

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