Ominide 6206 punti

Pluralismo precristiano

Le società antiche precristiane non dovettero affrontare problemi di tolleranza religiosa perché la religione era in funzione della comunità di appartenenza, potremmo dire "nazionale". Ogni individuo era inserito in una tradizione che costituiva l'identità collettiva del suo popolo. Era inconcepibile sia una dimensione individuale e soggettiva della religione (com'è oggi), sia una dimensione universale (come il cristianesimo o l'islam) che implicava un proselitismo verso gli uomini di tutto il mondo.
La religione antica era un'istituzione pubblica riservata ai cittadini, senza ambizioni di proselitismo: era logico pensare che ogni popolo avesse la propria religione, la più conforme alle sue tradizioni, alle sue regole di convivenza.
Nel mondo antico, dunque, esisteva una sorta di pluralismo religioso che era anche garanzia di tolleranza tra culti diversi. In particolare gli imperi multinazioni e multietnici (come quello persiano, romano, o l'Egitto dei Tolomei) erano formati da vaste unità territoriali in cui i vari gruppi costituivano comunità culturali e religiose autonome.

L'Impero romano riuscì ad assorbire le differenze e a imporre la coesistenza con una politica che lasciava generalmente liberi di conservare la propria identità culturale all'interno di un gruppo, ma nella comune sottomissione all'impero. In questa sistemazione delle religioni, anche il giudaismo non faceva eccezione. Agli Ebrei era consentito di praticare la legge dei padri, anzi, i Romani sembravano avere un certo rispetto per questo popolo e le sue antichissime tradizioni. In confronto alla dominazione dei Seleucidi, la presenza romana in Giudea garantì agli Ebrei una serie di libertà, pagate tuttavia con una pesante soggezione economica. Dunque dal punto di vista del rispetto e riconoscimento della libertà di culto, i Romani non erano affatto intolleranti. Sebbene nel corso del I secolo si fossero verificati motivi di tensione e violenze, che terminarono con la distruzione del Tempio di Gerusalemme (70 d.C.), i governatori di Roma non si intromisero eccessivamente nelle questioni religiose delle comunità, tanto che il giudaismo contintò a essere considerato religio licita nell'ordinamento romano.

Registrati via email