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Basso Medioevo - Cultura dell'aritmetica

In un'economia monetaria e nella logica del guadagno, il mercante non poteva fare a meno di conoscere i numeri e l'aritmetica, doveva saper contabilizzare le entrate e le uscite, doveva calcolare i tempi di percorrenza di un viaggio o i tempi di un pagamento. A questo scopo grande importanza ebbe l'introduzione di uno strumento di calcolo come l'abaco, che permetteva di svolgere tutte le operazioni fino ai dieci miliardi. Parallelamente si iniziarono a usare i numeri arabi (in realtà indiani, ma erano stati importati dagli Arabi), che semplificavano moltissimo il sistema numerale romano. L'abitudine alla precisione aritmetica modificò gradualmente anche il modo di pensare: ad esempio i mercanti per primi sentirono l'esigenza di calcolare il tempo in modo più esatto e misurabile, secondo scansioni regolari: per questo intorno al XIII secolo i primi orologi meccanici comparvero sulle torri dei palazzi e sulle cattedrali della città a segnare con esattezza le ore ogni sessanta minuti. Seppure molto lentamente, gli orologi si diffusero soprattutto nelle aree urbane dell'Europa.

Questa nuova concezione del tempo insieme alla pratica della contabilità entrarono anche nel mondo dell'aldilà: fu infatti in questo periodo che alla netta alternativa tra inferno e paradiso, la Chiesa affiancò anche il Purgatorio, un terzo luogo non definitivo. La permanenza in questo luogo di attesa, la pena da scontare, poteva essere ridotta con le preghiere o le messe di suffragio dei vivi: tante preghiere venivano recitate, tanto minore era il tempo da trascorrere in Purgatorio. Si creava così una "contabilità del Cielo" molto praticata dai ricchi mercanti che, sapendo di non essere sempre esenti da colpe, alleviavano così la loro paura di essere dannati.

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