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Bacone - La “gran riforma” del sapere

Sapere è potere (dominio della natura grazie alle arti e alla scienza). Per Bacone, sapere è potere. E potere significa dominio sulla natura. Si ci arriva soprattutto attraverso l’esercizio delle arti e della scienza. La scienza è più che altro una scienza pratica e il risultato di questo sapere scientifico è la concretezza delle intenzioni.
Suo entusiasmo per le nuove invenzione (bussola, cannocchiale, astrolabio). Gli antichi si nutrivano di un sapere astratto, senza riferimento alla realtà. Il nuovo intellettuale esce fuori dalle sue mura per abbeverarsi al reale, ma non per pura soddisfazione intellettuale ma per poi sfruttare queste conoscenze per creare delle macchine. Il suo è un sapere tecnologico.
Superiorità dell’età moderna sull’antica (gli antichi siamo noi). Giudizio sugli antichi che protende a credere che i veri antichi siamo noi contemporanei, perché siamo più saggi, perché ci avvaliamo dell’esperienza di popoli, si scienziati, che ci hanno preceduto. Avendo accumulato più sapere siamo più saggi.

Metafora della formiche (empirici), dei ragni (razionalisti) e delle api (razionale interpretazione di dati).
Le formiche non fanno altro che fare avanti e indietro, prendono ciò che trovano utile come cibo per trascorrere l’inverno e lo portano dentro le loro tane. Quindi sono gli empirici: non fanno altro che guardare la realtà e segnare le loro osservazioni, quindi sono molto legati alla realtà.
I ragni non vanno direttamente nella realtà ma partono da qualcosa che creano loro stessi, la ragnatela e aspettano di prendere quello che la realtà darà loro. Quindi sono razionalisti: coloro che partono non dall’osservazione, ma da ciò che dice l’intelletto, dall’intuizione. “vedono dieci corvi neri e deducono che tutti i corvi sono neri.”
Le api vanno nella realtà, prendono il nettare che sta nei fiori e poi elaborano ciò che hanno preso e creano una sostanza nuova, frutta del loro lavoro, che è il miele. Allora il nuovo intellettuale, deve fare questo, cioè deve attingere al reale, ma deve elaborare attraverso l’intervento del suo intelletto per creare delle osservazioni che siano qualcosa di nuovo. Quindi un intellettuale che sia attivo.
L’operare è il nuovo Organon, la nuova logica. Il nuovo organon: il nuovo atteggiamento dell’intellettuale opera nel reale, a contatto con la realtà, perché questo sapere non è un sapere astratto ma concreto. Dopo aver formulato la legge, vanno nella realtà per inserire quei dati nella legge che ha dedotto.

La liberazione dagli errori
Per arrivare a questa nuova concezione del sapere, Bacone deve fare piazza pulita rispetto a quello che era il sapere tradizionale. E quindi lui dice che non si può ricostruire il sapere se non sappiamo quali sono i pregiudizi e gli errori in cui spesso incappano gli uomini. Il filosofo, dunque, distingue gli errori che hanno causato gli errori dei medievali. Egli ci parla di “idola”, definiti come errori o pregiudizi e ne indica di 2 categorie: i pregiudizi innati e i pregiudizi acquisiti. In tutto però sono 4.
1. Idola tribus: errori connaturati alla natura dell’uomo, quando pretende di giungere alla conoscenza affidandosi solamente ai sensi.
2. Idola specus: pregiudizi che scattano quando cerchiamo di formulare dei giudizi sulla realtà affidandoci al nostro vissuto, cioè alle educazione che abbiamo o al carattere.
3. Idola foris: pregiudizi provenienti dalle relazioni che ciascun individuo ha con gli altri individui e vengono soprattutto dal linguaggio, perché non ci può essere relazione senza fare scattare il linguaggio.
4. Idola theatri: pregiudizi provenienti dalla storia e dalla cultura, dalla filosofia e dalle false credenze; ideologie che possono condizionare la visione del mondo di ognuno di noi.
A questo punto, Bacone, delinea il nuovo compito della scienza moderna. Adesso, l’uomo e la natura sono interdipendenti: l’uomo non può estendere i confini della sua conoscenza oltre la natura e la natura ha bisogno dell’uomo per svelare i propri segreti. Allora, il metodo corretto che l’uomo deve adoperare per interpretare la natura è l’induzione: osservazione, ipotesi, sperimentazione, formulazione della legge. Quindi, il nuovo scienziato, deve raccogliere i dati in modo ordinato, secondo le tre tavole della presenza (raccolta dei casi in cui un determinato fenomeno è presente), dell’assenza (raccolta dei casi in cui tale fenomeno non è presente) e dei gradi (variazione di gradi con cui un fenomeno si verifica, passando da un caso all’altro o da una situazione all’altra). Fatto questo, si può giungere alla formulazione delle ipotesi, che dopo essere sperimentate, consentono di formulare la legge.

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