L’Arabia al tempo di Maometto

Prima dell’avvento di Maometto, la penisola araba presentava, dal punto di vista politico, una situazione quanto mai frammentaria. Nel nord della penisola vi erano due Stati, per la verità poco importanti, l’uno legato all’impero di Bisanzio, l’altro in condizioni di vassallaggio verso l’impero persiano. Ad eccezione dei due centri della Mecca e di Medina, dove esistevano organizzazioni politiche che si possono avvicinare a quelle del tipo delle « città-Stato », nell’Arabia centrale la struttura politica di gran lunga prevalente era quella tribale.
Le tribù non erano stanziali e il loro nomadismo, se da un lato contribuiva al mantenimento della loro indipendenza, dall’altro rendeva oltremodo difficile il costituirsi di uno stabile ordine politico.
Difficilmente si può dunque affermare che esistesse, prima di Maometto, una Nazione araba. Di una Nazione araba è legittimo parlare solo dopo l’inizio del secolo VII d.C., quando l’opera, ad un tempo religiosa e politica, di Maometto rese gli Arabi consapevoli della loro nazionalità. L’islamismo, in questo primo momento, rappresenta appunto l’espressione di questa nuova realtà nazionale, ne costituisce la religione e la morale, ne fissa i dogmi politici e il nuovo ordinamento giuridico.
Il vincolo dell’Islam fa sì che gli Arabi superino il loro particolarismo tribale, il loro individualismo e si riuniscano in una formazione a carattere statale e nazionale.

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