Gli Arabi

Per tutto questo secolo e ai primi del secolo VIII l’iniziativa fu degli Arabi, un popolo di nomadi selvaggi e miserabili che all’improvviso, per virtù d’un grand’uomo, Maometto, si unisce e s’avvia a diventare ricco, potente e civile.
Maometto, un giovane cammelliere che, nelle lunghe traversate dalle coste mediterranee a quelle del golfo Persico, attraverso il deserto, aveva udito mercanti siriaci ed ebrei parlare delle religioni mosaica e cristiana, si accinse alla grande impresa di riunire mediante la religione le tribù sparse del suo popolo in un’unica fede e in un’unica legge. Dopo Mosè e dopo Cristo, egli s’annunciò come il terzo profeta di Dio: di Àllah, Dio unico, che vuole realizzare la sua gloria in terra nella potenza e prosperità del suo popolo, come lo Jahvè degli ebrei, estendendo però la propria azione benefica a tutta l’umanità, come il Dio dei cristiani.
Con questa fede, Maometto abbatté gli idoli delle tribù arabe; proclamò alla Mecca il culto del Dio unico, Allah, e dettò poi nel Corano un codice di vita religiosa e civile da estendere a tutte le genti. Questa era la volontà di Dio: imperare su tutto il mondo e far riconoscere a tutti la sua legge e la sua onnipotenza. Al fedele non rimaneva che abbandonarsi alla volontà di Dio e combattere per la sua attuazione, con la certezza che non sarebbe mancato né il trionfo nel mondo né il premio nell’aldilà. Era una religione della cieca sottomissione (= islàm) e prese il nome di islamismo, mentre i suoi fedeli si chiamarono mussulmani, che vuoi dire « i sottomessi».
A differenza del Dio cristiano, che annunciava l’avvento di un regno invìsibile, tutto spirituale, di là dalle miserie terrene, Allah, nella predicazione di Maometto, annunciava l’avvento di un regno terreno, da attuare con la disciplinata compattezza dei suoi guerrieri e con l’impeto delle conquiste; e perciò si imponeva come un re, al pari del Dio di Mosè, e prescriveva una rigorosa disciplina esterna di preghiere, digiuni, abluzioni, pellegrinaggi e tutto un codice minuto di comportamento civile. La vita religiosa, insomma, faceva tutt’uno con la vita politica; il capo della religione era altresì il capo dello Stato, il giudice del popolo, il condottiero in guerra.
Dai cristiani, poi, Maometto aveva preso il concetto dell’umana fratellanza, in virtù del quale i convertiti ad Allah, persuasi dal Corano o sottomessi con le armi, divenivano fratelli dei vincitori, a qualsiasi gente o stato sociale appartenessero. Questa fu la forza che accelerò prodigiosamente l’espansione dell’islamismo. Era una religione semplice, facile da capire e da praticare, adatta a gente primitiva, come gli Arabi, o imbarbarita, com’erano i cristiani d’Europa.
Essa servì a Maometto come un magico segreto, anzitutto per dare al suo popolo unità di sentimento e forza fiduciosa nell’avvenire e, in secondo luogo, per lanciarlo con potenza incontenibile sulla via delle conquiste. Nel 622 egli fu scacciato dalla Mecca e dovette rifugiarsi a Medina; da questo a distacco s (ègira, dall’arabo hiira) i mussulmani inizieranno poi il loro calendario. Nel 630 rientrava trionfante alla Mecca, prima capitale dello Stato islamico. Nel 632, quando morì, il suo popolo era già lanciato alla conquista dei paesi vicini.
In breve tempo venivano conquistati la Siria, la Palestina, la Persia, l’Egitto, e la capitale nel 660 veniva portata a Damasco; poi i mussulmani dilagarono a oriente, verso l’india, a occidente, lungo la costa dell’Africa fino al Marocco, a nord, verso l’Asia Minore e il mar Nero. Nel 711 entravano in Spagna dallo stretto delle colonne d’Ercole, che si chiamò poi Gibilterra; nel 717 avevano già abbattuto il regno dei Visigoti, varcavano i Pirenei e avanzavano nelle pianure di Francia. In quello stesso 717 s’affacciavano di fronte a Costantinopoli; insomma, stringevano l’intera Europa da sud, come nelle morse di una grande tenaglia.
E l’Europa non reagiva. Non avevano reagito nemmeno le tanto più evolute civiltà orientali (come quella persiana), di fronte ad una conquista travolgente che tutto assimilava .senza nulla distruggere. L’Europa non aveva allora forze militari compatte, poiché i regni franco e longobardo erano in disfacimento; non aveva nemmeno una fede da opporre, perché la religione cristiana, troppo elevata nella sua purezza per agire su genti inselvatichite, s’era corrotta in rozza superstizione; e, dovunque arrivasse la verde bandiera del profeta, le popolazioni, o per paura o per oscura speranza in una vita migliore, si convertivano in massa all’islamismo.

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