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Per capire cosa è stata l’Europa dell’anno mille dobbiamo fare alcuni passi a ritroso e individuare gli elementi che l’hanno resa una realtà non più solo geografica ma geopolitica, nella quale possiamo individuare una certa unità.

Fra il IV e l’IIX secolo d.C. e poi fra il IX e il IX sec. l’Europa è stata letteralmente attraversata da invasioni e migrazioni che ne hanno cambiato la composizione etnica ma anche in molti casi linguistica, per non parlare dei caratteri culturali, ossia usi, costumi, lingua e tradizioni.
Che incidenza hanno avuto questi cambiamenti? Sicuramente diversa a seconda delle popolazioni, di tribù, di etnia.
Ad esempio le tribù germaniche stanziandosi nel centro Europa con il passare del tempo sembrarono cancellare la Romanità.
Di contro, abbiamo gruppo come i Franchi che si concentrarono nell’attuale Gallia (attualmente Francia) intorno al VII sec. oppure gli Anglosassoni un secolo dopo che si concentrano in Britannia (attualmente Inghilterra). Questi affrontano un processo di notevole assimilazione, ovviamente con i gruppi già residenti.

Sempre intorno alla fine del VI sec. possiamo notare forti cambiamenti anche nella parte più orientale dell’Europa, più a est nell’impero Bizantino, che si trova ad affrontare invasioni slave, che dall’odierna Ucraina cominciano a scendere per insediarsi nei Balcani e addirittura la stessa Grecia, sotto controllo dell’impero Bizantino. Creano una grossa difficoltà nell’impero per allontanarli dalla Grecia ma resisteranno saldamente nella zona dei Balcani, andando a creare gli odierni Serbi, Croati e Sloveni. Questa migrazione Slava, iniziata nel sesto, forte nel settimo, nell’ottavo secolo prende altre due direzioni: una verso nord-nordest (attuale Russia) e a ovest-nordovest andando a lambire i territori sotto il controllo delle tribù germaniche.
L’impero bizantino subì dal 635 in Siria ed Egitto l’avanzata travolgente dell’impero musulmano. Dalla fine del VII sec. gli Arabi puntano all’acquisizione dell’Africa settentrionale e da lì il passo verso l’Europa è breve.
La Spagna già dal 711 è attraversata da una scorreria musulmana, che non incontrando resistenza occupa il territorio. Dal 756 la Spagna sotto controllo musulmano si rende indipendente dal grande impero controllato dai Califfi di Baghdad. Si crea un impero musulmano originario a est e una propaggine indipendente in Spagna.

Siamo ormai intorno all’IIX secolo. Ci spostiamo nel cuore dell’Europa. In modo particolare con i Carolingi il potere dei franchi si rafforza. Sarà soprattutto uno, il massimo esponente della casata ad unificare l’Europa: Carlo Magno.

Nel 768 diventa re dei Franchi. Il suo impero trova il suo riconoscimento nella notte di Natale dell’800 quando Papa Leone III lo incorona imperatore con tutti gli onori. C.M. unificherà e dominerà l’Europa.
Ma dobbiamo considerare che l’Europa del tempo di Carlo Magno è ormai molto diversa dalla realtà che era stata chiamata quattro o cinque secoli prima “impero Romano”. Il primo elemento di diversità è la tempistica, perché sono passati molti secoli, inoltre l’Impero Romano comprendeva praticamente tutto il mondo allora conosciuto in tre continenti: Europa, Asia e Nord Africa. In questa vastità ogni porzione è importante. L’impero Carolingio, invece, non comprende più né Africa né Asia. Ha una concezione quindi marcatamente Europa, più vicina alla nostra.
Con l’incoronazione Carlo Magno aveva fatto un’opera di recupero ma solo a livello simbolico, perché i tempi e la concezione di Europa erano cambiati. Certamente Carlo Magno quando unifica il suo impero si avvale di alcuni elementi che avevano fatto grande l’impero Romano, fra cui la lingua, per dare uniformità: il latino è l’unica lingua scritta ufficiale e ammessa. Compie un’operazione nuova perché l’Europa comincia a significare impero certamente ma anche luogo di unità politica.
Possiamo sostituire la parola Europa con sì, impero, ma soprattutto dall’anno mille possiamo parlare di Christianitas, perché era l’elemento unificatore. Le popolazioni Barbariche a un certo punto decidono di convertirsi. Ovviamente non stiamo parlando di adottare completamente la religione, ma più di una scelta politica, dettata dalla potenza della chiesa che godeva di rispetto e onori, propri rappresentanti colti e preparati e poteva fornire materiale umano ai nuovi regni. Al contempo le popolazioni un tempo considerate barbare venivano accolto in un mondo vasto, potente e riconosciuto. Anche la chiesa dal canto suo aveva dei vantaggi legati al controllo, perché i cristiani erano tutti battezzati. L’espressione “res publica Christiana et Ecclesia”, cioè la cristianità, esprime l’identità del mondo civile cristiano, contrapposto al mondo barbaro. Carlo Magno è indicato come “Rex Pater Europae” o come “Europae Venerandis Apex”. Il termine sacro romano impero non è quindi solo un riferimento geografico, ma ha un’accezione più forte, con un costante riferimento alla religione cristiana. È significativo il fatto che nel medioevo il termine “europero” è ignoto, per la sua comparsa bisogna attendere l’XV secolo, cioè il periodo umanista. Per abitante del continente si indicava il termine Fideles, fedele.

Questa trasformazione dell’Europa è quindi una trasformazione linguistica, culturale, politica e non da ultimo religiosa.

Nel 1054 si assiste ad uno scisma fra chiesa d’oriente e chiesa d’occidente, che dura ancora oggi. Alla contrapposizione fra Cristiani e Pagani si aggiunge la divisione fra Cristiani Romani e Cristiani Greci, considerati eretici e estranei alla cristianità.

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