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Amore e Morte nel Trecento

Nel Medioevo la concezione della morte era differente da quella di oggi perché il pericolo era sempre dietro l’angolo. Nel corso del Trecento però ci fu un cambio di concezione. Infatti prima del Trecento la morte era vista in modo positivo come la fine naturale dell’esistenza terrena. La morte era serena e tranquilla e l’anima andava a ricongiungersi con Dio. Nel Trecento, a causa delle guerre, delle pestilenze, degli assassinii e delle malattie, la morte viene accompagnata nell’immaginario collettivo dall’angoscia e dalla paura. Si diffondono inoltre le rappresentazioni fisiche della morte come persona vestita di nero e provvista di falce.
Il matrimonio combinato era un atto molto frequente nel Medioevo. Per la Chiesa lo stato migliore per accedere al Paradiso era la castità, ma comunque il rapporto sessuale era concesso per i soli fini della procreazione. Il matrimonio non è d’amore, ma è quasi sempre combinato, in tutti gli strati della società. Il matrimonio è un affare privato tra famiglie che sancisce un’alleanza; per una famiglia nobiliare il matrimonio può implicare anche un’acquisizione di nuovi territori. Erano però molto diffusi l’adulterio e il concubinato. Si può notare lo squilibrio tra i sessi se si pensa che per un uomo adultero la pena consisteva al massimo nel pagamento di una multa, mentre per una donna adultera la pena era la morte. All’interno della famiglia c’era scarsa affettività. L’età media delle giovani spose era molto bassa, mentre quella degli sposi spesso vicina ai trent’anni. Nelle famiglie dinastiche la linea ereditaria era di tipo maschile: se un re moriva e aveva solo figlie femmine, la corona passava al parente maschio più prossimo. Il dramma più grande per una donna, soprattutto del popolo, era rimanere vedova perché a quel punto non aveva alcuna protezione e alcun bene. Una donna popolare non sposata non aveva alcun diritto davanti alla legge. Erano molto diffusi stupri, adulteri e prostituzioni. A molte donne non rimaneva altro, per rimanere al sicuro, che entrare in conventi e dedicarsi alla vita spirituale.

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