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Gli Altavilla nell’Italia meridionale e i rapporti con il papato

Nei primi decenni dell’XI secolo, alcuni avventurieri normanni si spostarono in cerca di fortuna verso l’Italia meridionale: qui si trovavano in uno stato di perenne conflitto Arabi, Bizantini e i signori di piccoli ducati e principati che erano sorti dalla disgregazione del Ducato longobardo di Benevento. I Normanni furono ingaggiati come mercenari presso i vari combattenti e da questo contesto di estrema confusione e precarietà seppero trarre dei vantaggi. I risultati più importanti e duraturi li conseguirono i membri della famiglia degli Altavilla che, con Guglielmo, detto “Braccio di Ferro” (figlio di Tancredi, l’iniziatore della dinastia), ottennero la Contea di Melfi (nel 1043). In seguito, un altro esponente degli Altavilla, Roberto (detto “il Guiscardo”), avviò una politica di espansione verso Nord che portò i Normanni a conquistare il territorio di Salerno e, quindi, a giungere sino ai confini dello Stato della Chiesa. Nel 1053 i Normanni affrontarono le truppe pontificie a Civitate, riuscendo a fare prigioniero lo stesso papa Leone IX che era sceso in Puglia alla testa di un esercito.

Nell’anno successivo (1054), tra la Chiesa di Roma e quella di Bisanzio per questioni dogmatiche e liturgiche venne ufficializzato lo “scisma” (cioè la separazione), destinato a perdurare sino ai giorni nostri: di conseguenza cessò ogni collaborazione tra il papato e le forze bizantine nell’Italia meridionale e si crearono le condizioni per un’ulteriore espansione del dominio normanno. Del resto, coraggiosi avventurieri e politici spregiudicati, i capi normanni compresero bene quali vantaggi sarebbero derivati dal porre il loro potente esercito a fianco della Chiesa che godeva di un prestigio immenso, ma non possedeva un apparato militare adeguato.

Nel 1059, quindi, i Normanni stipularono con il nuovo papa Niccolò II l’accordo di Melfi, con cui si riconoscevano vassalli del papa per i domini dell’Italia meridionale: il Guiscardo prometteva di proteggere il papato e di versare a esso un tributo annuo; in cambio il pontefice riconosceva le conquiste normanne, nominava Roberto il Guiscardo duca di Puglia e di Calabria e gli concedeva il titolo di “futuro” duca di Sicilia. Era una vera e propria investitura, con la quale la Chiesa affidava ai Normanni i più ampi poteri sui territori dell’Italia meridionale e li investiva del compito di liberare la Sicilia dagli Arabi, autorizzando nel contempo anche l’espansione normanna verso i territori ancora sottoposti ai Bizantini.

Negli anni seguenti, in effetti, Roberto proseguì la conquista dell’Italia meridionale, togliendo ai Bizantini gli ultimi territori che ancora avevano in Italia (nel 1071) e agli Arabi la Sicilia: l’isola, in particolare, fu conquistata in più fasi e fondamentali furono le prese di Messina (sempre nel 1071) e di Palermo (nel 1072). Le cronache raccontano di un lungo assedio di Palermo, espugnata dal Guiscardo e da suo fratello Ruggero: proprio quest’ultimo portò a compimento la conquista della Sicilia nel 1091 con la presa di Noto.

Alcuni decenni dopo i possedimenti normanni in Italia venivano unificati ed estesi da Ruggero II, che si venne a trovare a capo di un nuovo e potente Stato: il Regno normanno avrebbe condizionato la storia dei secoli successivi e, in particolare, sarebbe stato uno dei protagonisti dell’epoca delle crociate.

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