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Vita di un cittadino nel XII secolo

Nell'Alto medioevo la popolazione urbana era molto limitata, perché la maggior parte delle persone faceva il contadino e aveva bisogno della protezione del signore, e questi gli faceva pagare molte tasse. La popolazione urbana raddoppiò improvvisamente (20000000 a 40000000) in tutta Europa soltanto agli inizi del Basso medioevo, e questa velocissima crescita demografica avvenne massicciamente nell'attuale Olanda e nord Italia. Avere più abitanti significava maggiore guadagno sulle tasse e più manodopera per i lavori artigianali. Un modello comune di città aveva le mura, lo strumento principale per la difesa degli abitanti, a cui essi dedicavano molto denaro e cura. Esse, però, indicavano anche il limite in cui la legge era valida. Ogni abitante dei vari quartieri curava il pezzo di mura che difendeva il proprio quartiere e la propria abitazione. Le porte della città venivano chiuse di notte e aperte di giorno. Con la crescita improvvisa della popolazione urbana si sentì il bisogno di costruire nuove case, e se mancava lo spazio si costruiva una nuova cinta muraria. I contadini si erano spostati dalle campagne alle città per:

  • pagare meno tasse di quelle imposte dai signori (da cui la frase di propaganda “L'aria della città rende liberi”)

  • trovare un lavoro più redditizio che migliori la loro condizione
  • Benché nella città vi fosse maggiore lusso che nella campagna, la gente proveniente dalla campagna si accorse presto che le tasse erano pesanti e la vita difficile. Eppure la gente continuava a trasferirsi nelle città e, in quelle grandi come Milano o Lione, c'era un gran numero di stranieri. I forestieri erano attirati come i contadini dalle città: vi si poteva trovare lavoro facilmente e nutrimento per quelli di passaggio.
    Quando la gente (forestieri o provenienti dalle campagne) si fermavano in una città, sceglievano i quartieri in cui le persone praticavano la stessa attività (da questo fenomeno molte strade medioevali si chiamano con i nomi dei vari lavori, come “Via dei macellai) etc.), che si aiutavano fra loro. Oltre ai quartieri specializzati, alcuni quartieri erano divisi in classi sociali. L'insediamento era gradito dai locandieri e sgradito dai nobili (che li consideravano pericolosi) e dagli altri artigiani (perché gli consideravano fastidiosi concorrenti). Le persone che abitavano in questi quartieri avevano proprie regole di vita che potevano cambiare da vicinato in vicinato. Esso aveva il potere di celebrare un matrimonio anche se senza la presenza di un ecclesiastico. Le famiglie urbane erano meno numerose di quelle campagnole. Pochi padri potevano far sposare la propria figlia tra i dodici e i quindici anni, perché gli altri non potevano permettersi di pagare la dote. Di solito le donne si sposavano fra i sedici e i ventuno anni, mentre gli uomini dai trent'anni in su (dovevano prima trovare un lavoro sicuro). Il matrimonio era difficile da fare e non spesso durava a lungo, causa la morte per malattia, guerra o viaggio che separava la moglie dal marito. Nella gente comune durava dodici anni circa e nei nobili sedici circa. Ogni famiglia aveva una casa costituita da non più di due stanze in cui dormivano molte persone, e il pozzo del cortile era condiviso da tutti gli abitanti del palazzo. Il cittadino trascorreva poco tempo in casa a causa dei lavori che faceva; vi si rifugiava per dormire e per ripararsi dal freddo. Una casa di gente comune era piccola e in legno, umida e piena di spifferi uscenti da porte e imposte. Esse erano scomode anche quando si cucinava: il fumo prodotto dal fuoco, in assenza si uscita, popolava la stanza rendendo difficile la respirazione. Le persone che facevano lavori del tipo: calzolai, tessitori, carpentieri... avevano in casa una piccola stanza che serviva da bottega, in cui vivevano anche i giovani apprendisti. I pochissimi ricchi abitavano in case molto più comode e lussuose: al primo piano c'erano generalmente le camere, mentre al secondo e al terzo c'era la cucina e piccole camere che servivano per appendere i panni. Questa struttura si chiama “a torre”; essa simboleggiava potenza. Un momento importante per i cittadini era il pranzo, costituito principalmente dal pane. Nella gente comune esso era nero o impastato con la crusca, nei nobili era di frumento o di farina bianca setacciata. Soltanto nelle città in cui esistevano quartieri specializzati in lavorazione della lana o comunque in attività che comprendevano l'uso delle pecore, la gente comune poteva aver occasione di mangiare carne e formaggio. Nelle città meridionali si consumava anche molto vino, mentre in quelle settentrionali si beveva il sidro e la birra per riscaldarsi. Solo i nobili settentrionali si potevano permettere di bere il vino meridionale, perché costoso e pregiato. L'igiene delle strade aveva molto da ridire: chi passeggiava in un vicolo poteva essere travolto da un'ondata di escrementi buttata dalla finestra sotto cui stava camminando. La causa era la mancanza di un bagno nelle case. Grazie a questo molta gente doveva sopportare cattivi odori. La mancanza d'igiene il diffondersi delle malattie infettive come il tifo, il colera o la peste, che uccidevano grandi moltitudini di persone. Non conoscendo l'origine delle epidemie, tutti andavano in chiesa a pregare per la guarigione, aiutando ancora di più la malattia a diffondersi. In più le strade erano pericolose di notte, in cui avvenivano furti, violenze e omicidi. Per difendersi i cittadini portavano con sé armi, anche disobbedendo ad alcune leggi. Con quelle stesse armi i cittadini potevano aggredire chi li avesse insultati sporcando il loro onore, dimostrando pubblicamente il proprio coraggio e riottenendo la stima del vicinato. Nei luoghi pubblici di una città la gente si raccoglieva per discutere e confrontarsi, e i luoghi principali di questo genere erano la cattedrale e il mercato. Il mercato di una città era il centro del commercio. Fu grazie ai mercati che nel XII secolo si volle coniare nuovamente la moneta, molto più utile del baratto. Il mercato è quindi il punto in cui i produttori (contadini o artigiani, vendenti prodotti finiti e che potevano dare consigli su come usare i prodotti), i venditori (mercanti, e quindi gli unici laici che sapevano leggere e scrivere) e i compratori si incontrano, formando uno scambio di conoscenze essenziale per la cultura dell'epoca. Conseguentemente all'incontro tra produttori e mercanti, i contadini rimasti nelle campagne ebbero modo di conoscere tecniche agricole e strumenti che quintuplicavano il raccolto. Le tre innovazioni tecnologiche più redditizie furono il passaggio dall'aratro rudimentale in legno con chiodo attaccato al collo degli animali all'aratro a ruote con versoio in metallo attaccato al petto degli animali (il versoio è la parte dell'aratro che scalfisce il terreno), l'adozione dei ferri di cavallo e il passaggio dalla rotazione biennale a quella triennale. La rotazione biennale funzionava coltivando una metà del campo a disposizione e lasciando l'altro in maggese, per poi coltivarlo l'anno successivo al raccolto. Questo metodo non era molto utile, perché se il raccolto marciva il proprietario rimaneva senza viveri. Fu allora che si passò alla rotazione triennale, che consisteva nel coltivare due terzi del terreno con due prodotti diversi (di solito si usava il grano e i legumi) che si raccoglievano in momenti diversi e, se un raccolto marciva, il proprietario poteva guadagnare vendendo il restante raccolto. Grazie alla coltivazione di legumi nella dieta della gente comune entrarono le proteine, che aiutano il sistema immunitario, trovabili altrimenti nella carne a cui pochi avevano accesso.

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