Tiberio Gracco e le sue lotte politiche


Con i malcontenti presenti a Roma ci furono uomini che tentarono di approfittare della situazione prendendo a cuore le sorti delle popolazioni italiche; uomini di questo tipo furono i fratelli Tiberio e Gaio Gracco, che furono protagonisti di drammatiche lotte politiche.
I due venivano da una ricca e nota famiglia di origine plebea; il loro padre, Tiberio Sempronio Gracco, era stato tribuno, console, censore: aveva poi sposato la virtuosa Cornelia, figlia di Scipione {'Africano, la quale gli dette ben dodici figli. Fra questi sopravvissero Tiberio, Gaio e Sempronia, che sposò Scipione l’Emiliano.
Tiberio Gracco ancora adolescente si era distinto nella terza guerra punica; era poi entrato nella carriera politica ed era stato questore in Spagna. Dopo un lungo viaggio in Italia e all’estero, si era reso conto delle drammatiche condizioni in cui vivevano le popolazioni italiche. Quando si presentò candidato alla carica di tribuno della plebe (134 a.C.) impostò la propria campagna elettorale su questi concetti: se l’Italia andava in rovina sarebbe andata in rovina anche Roma; bisognava perciò coraggiosamente togliere ai proprietari le terre che costoro non sfruttavano e distribuirle ai contadini italici, i quali le avrebbero fatte nuovamente fruttare, nell’interesse di tutti.
Bisognava, inoltre, ridurre il potere dei senatori e della «nobilitas», limitandone le ricchezze ed i possedimenti.
Eletto al tribunato, Tiberio presentò una legge agraria che fissava a mille jugeri (250 ettari) la quota massima di proprietà fondiaria consentita. La parte che superava questo limite andava confiscata dallo Stato, che avrebbe dovuto distribuirla ai contadini italici, a condizione che non vendessero mai il terreno così ottenuto.
Alia legge proposta da Tiberio si opposero naturalmente i senatori ed i maggiori esponenti della «nobilitas». Tiberio continuò coraggiosamente nella propria opera, nonostante minacce di ogni sorta, ed anzi propose una nuova legge, con la quale si concedeva la cittadinanza romana agli Italici, equiparandoli così ai Romani in diritti e doveri.
A questo punto i senatori organizzarono l’assassinio di Tiberio Gracco.

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