Ominide 35 punti

La Donna nel ‘900

La società del ‘9oo fu caratterizzata anche dalla partecipazione delle masse alla vita politica. Essa determinò la nascita dei partiti di massa che inquadrarono larghi strati della popolazione in una struttura permanente articolata in organizzazioni locali. Questo nuovo modello determinò la formazione dei partiti socialisti, socialdemocratici e cattolici. Questi, tra la fine del ‘800 e i primi del ‘900, ottennero il suffragio universale a tutti gli uomini maggiorenni, ma non alle donne. Negli Stati Uniti le donne fondarono le prime associazioni femministe di donne bianche e, dopo la guerra di scissione, quelle di donne nere. Di conseguenza poterono votare solo nel 1920. In Inghilterra iniziarono a votare nel 1918 dopo lunghe battaglie da parte delle suffragette. In Italia i diritti delle donne vennero sostenuti dalle donne del partito socialista, guidate da Anna Kuliscioff, ma riuscirono a ottenere il diritto di voto solo nel 1946, perché a causa del partito fascista l’attività del Parlamento venne bloccata fino alla fine della 2° Guerra Mondiale. Quando si fecero sentire gli effetti della Seconda rivoluzione industriale le donne si videro presentare nuove opportunità di lavoro, soprattutto negli ambienti urbani. La donna piccolo-borghese entrò a far parte del settore terziario (amministrazioni pubbliche, aziende private, ospedali, poste, banche, negozi e insegnanti), anche la donna aristocratica e alto-borghese mutò il suo ruolo si trasformò spesso in donna fatale e in donna intellettuale, dedicandosi al lavoro di giornalista e facendosi aprire le porte delle facoltà di medicina, matematica e fisica o condussero grandi battaglie politiche. La trasformazione riguardò anche la classe operaia femminile, infatti, verso la fine del 19° secolo nazioni come la Germania, l’Inghilterra e la Francia approvarono le leggi sociali contro lo sfruttamento disumano del lavoro infantile e femminile (riduzione orario di lavoro, innalzamento del limite d’età per l’assunzione dei fanciulli, proibizione del lavoro massacrante in miniera) e inoltre nacquero le prime forme di protezione della maternità (congedi, sussidi ecc.). tuttavia il lavoro femminile continuò a essere sottopagato e il suo diritto all’occupazione non garantito. Durante la 2° Guerra Mondiale le donne assumono un ruolo molto importante perché diventano capofamiglia, inoltre molte di loro diventano partigiane, venendo usate come “staffette”, ma la delusione più grande avvenne alla fine della guerra, quando la donna perse questo ruolo ritornando al modello bigotto precedente. Nel 1969 nacque il Movimento Femminista, portatore di un messaggio rivoluzionario: la liberazione della donna. Il suo obbiettivo era il ribaltamento della società maschilista, basato su due punti cardine:

• Vuole ribaltare la vita intesa come competizione in cui è giusto che i più forti si affermino e i più deboli siano eliminati o sottomessi;
• La società vista come un luogo in cui da secoli sono stati definiti dei ruoli che annullano la persona inchiodandola a una serie di “funzioni”.
Il primo obbiettivo del Femminismo fu il divorzio (legge che avrebbe salvato la donna dalla violenza del marito), infatti nel 1969 la richiesta di una legge sul divorzio fu portata avanti dal partito radicale (partito laico, combattivo che si adoperava per la difesa dei diritti civili). La partecipazione femminile di massa alle manifestazioni ed una continua pressione sui parlamentari laici e comunisti determinò nel 1970 l’approvazione della legge, nonostante la forte opposizione della democrazia cristiana. Infatti gli anti-divorzisti della Dc, sostenuti dai vescovi italiani, cercarono di abrogare la legge co un referendum nel 1974. La partecipazione al voto fu altissima e vinse il NO. Nel 1975 il parlamento varò la riforma del diritto di famiglia, attuando il principio di uguaglianza dei coniugi, enunciato dall’Art.29 della Costituzione, e nel 1978 venne approvata la legge 194 che, ancora oggi, consente alle donne di interrompere la gravidanza entro 90 giorni dal concepimento o dopo in caso di pericolo per la madre, appoggiandosi gratuitamente a strutture pubbliche. Contro l’aborto nel 1981 i cattolici indissero un nuovo referendum abrogativo e persero ancora.

Registrati via email