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Lo Stato assoluto

Le monarchie feudali erano caratterizzate da una sorta di contratto tra sovrano e società: clero, nobiltà e Terzo Stato accettavano di sottomettersi all'autorità del re.
Il re era concepito come una specie di supremo magistrato e non poteva introdurre nessuna innovazione di rilievo senza il consenso dei sudditi.
Progressivamente, i sovrani rivendicarono un potere assoluto: una legge, che non era uguale per tutti, era una legge privata cioè privilegio.
Sul piano teorico, il sovrano poteva usare il proprio potere arbitrariamente: semplicemente il re si rifiutava di essere solo il garante di diritti acquisiti e pretendeva di essere il principio di ogni legalità.
I sudditi non avevano nessuna possibilità di difendersi dalle pretese della corona: non esistevano istituzioni che tutelassero i loro diritti.
Anzi, un suddito non aveva diritti ma solo doveri.

La monarchia assoluta si affermò iin Europa soprattutto dopo la guerra dei Trent'anni e fu la forma di Stato tipica dell'antico regime.

L' alleanza tra trono e altare
Un altro aspetto fondamentale dello Stato d'antico regime era l'alleanza tra trono e altare.
Il sovrano pretendeva dal clero obbedienza e collaborazione;
Questa forte alleanza tra trono e altare era un'eredità che avevano visto l'esplosione della Riforma protestante.
In quest'epoca le Chiese si erano avvalse degli strumenti repressivi del potere temporale per perseguitare gli eretici e per tutelare la loro autorità.
In cambio avevano offerto al re il riconoscimento del suo potere che ancora veniva ritenuto sacro e d'origine divina.

La concezione patrimoniale e dinastica dello Stato
Ovviamente il re non aveva il possesso di tutte le terre del regno, ma era padrone di agire come voleva su di esso.
Come tutti i beni, anche lo Stato alla morte del legittimo proprietario, cioè il sovrano, passava in eredità ai suoi figli.

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