Sparta - Le conquiste e la lega del Peloponneso


Il sistema creato dagli «spartiati» richiedeva che tutti loro, nessuno escluso, stessero in armi, costantemente. Per supplire ai bisogni quotidiani era però necessario un numero sempre maggiore di schiavi e, per mettere Sparta alla pari con altre «poleis» elleniche, bisognava farvi affluire materiali, prodotti, metalli; armi: per fare ciò l’unica via possibile era quella di rendere soggetti e tributari altri popoli. D’altra parte gli Spartani, educati alla guerra per tutta la loro vita, non miravano ad altro a combattimenti, vittorie, bottino.
Così Sparta assoggettò la Laconia, poi si impadronì delle ricche città di Micene e di Argo, il che le dava il controllo di tutto il Peloponneso.
La loro cresciuta potenza pose agli Spartani nuovi problemi. Una cosa era tenere a bada «iloti» e «perìeci», un’altra governare il Peloponneso, zona vasta, ricca, con numerose città. Non si potevano mettere truppe spartane dovunque, e tantomeno usare con i sottoposti i duri sistemi usati con gli «iloti». Gli Spartani lasciarono alle città del Peloponneso una certa libertà, ma imposero loro la partecipazione ad una lega militare, che fu detta «lega del Peloponneso», ed a capo della quale era naturalmente Sparta.
La «lega del Peloponneso» obbligava le città che vi aderivano a prendere le armi in favore di quella fra esse che fosse attaccata da eventuali nemici. Se una città non voleva aderire alla lega, Sparta la dichiarava nemica della lega stessa, il che significava che la città recalcitrante veniva assalita da Sparta e da tutte le altre città firmatarie del trattato. La lega divenne presto anche economica, il che rafforzò la posizione di Sparta, la quale divenne così la «polis» più pericolosa e temuta della penisola ellenica.

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