Lucio Cornelio Silla


La vittoria di Silla nella guerra sociale lo mise in evidenza come nuovo condottiero. Silla era legato al senato e alla «nobilitas»; anche lui si creò un esercito personale, che temprò in una guerra in Oriente, contro Mitridate, re del Ponto.
A questo punto abbiamo in Roma una situazione pericolosa: due capi militari, ciascuno con un proprio esercito, legati a due partiti diversi ed opposti. Non è difficile capire che si sta procedendo verso delle guerre civili, cioè guerre intestine, fra Romani e Romani.
Le guerre civili scoppiarono non appena Silla lasciò Roma per recarsi nel Ponto. Il partito democratico pretese che il comando della guerra contro Mitridate fosse tolto a Silla e passato a Mario. Silla, informato di ciò, lasciò delle guarnigioni in Oriente e, col grosso dei proprio esercito, marciò su Roma. Nonostante la resistenza dei democratici, entrò nella città, fece una legge con la quale si toglieva ogni autorità ai comizi e la si conferiva al senato. Intanto Mario, con i suoi seguaci, fuggiva dall’Italia.
Terminata la guerra contro Mitridate, Silla tornò a Roma e prese a perseguitare ferocemente i seguaci di Mario, il quale, intanto, era morto. Silla fece condannare a morte più di 5000 persone; assunse poi la dittatura perpetua e divenne il padrone di Roma.
Per qualche anno Silla governò da vero e proprio imperatore; nel 79 a.C inaspettatamente si ritirò a vita privata, essendo affetto da una grave malattia.

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