Seconda guerra mondiale

Il tentativo di annessione dell’Austria fallito nel 1934, riuscì nel 1938. Ma Hitler non era ancora soddisfatto e prese di mira la Cecoslovacchia il quale i confini “Sudeti” erano protetti dalla popolazione tedesca. Il 29 settembre 1938 Mussolini, Hitler e il premier britannico Chamberlain e il Primo ministro francese Daladier si incontrarono alla Conferenza di Monaco. Mussolini aveva già espresso parere favorevole al progetto di annessione di Hitler. Francia e Inghilterra non fecero che sottoscrivere decisioni già prese, dietro la promessa che fosse garantita l’indipendenza del resto della Cecoslovacchia. La Germania aveva vinto: i Sudeti entrarono a far parte del Reich tedesco. Ai cecoslovacchi non restò che accettare l’umiliazione. Chamberlain e Deladier vennero festeggiati in patria come salvatori della pace. In realtà i cedimenti di Gran Bretagna e Francia incoraggiavano Hitler a pretendere sempre di più. Nel marzo 1939, non rispettando gli accordi appena stipulati, i nazisti occuparono la Boemia e la Moravia. La Cecoslovacchia non bastava a soddisfare le ambizioni di Hitler. Il 21 marzo 1939,infatti, la Germania chiese alla Polonia la città di Danzica e la disponibilità della striscia di terra che univa quella città alla Polonia. La Polonia respinse questa richiesta alla Gran Bretagna e la Francia si impegnarono a difendere l’indipendenza dei polacchi anche con la guerra. Nel 1939, anche l’Italia fascista si allineò alla politica aggressiva della Germania: in aprile le truppe italiane occuparono l’Albania. Il rapporto di amicizia fra Italia e Germania venne rafforzato con un’alleanza militare: il 22 maggio 1939 venne firmato il Patto d’acciaio, che sanciva l’impegno a fornirsi reciproco aiuto in caso di guerra, sia offensiva che difensiva.

Nella prospettiva di iniziare la guerra Hitler però voleva garantirsi la neutralità dell’Unione Sovietica. In caso di attacco alla Polonia, infatti, l’intervento di Stalin sul fronte orientale poteva rivelarsi pericoloso. Il 23 agosto 1939 i ministri degli Esteri dei due paesi Von Ribbentrop e Molotov, firmarono un patto di non aggressione della durata di dieci anni. A questo si univa un protocollo segreto che precisava la modalità di spartizione della Polonia. Con il Patto Molotov-Ribbentrop, tutto era pronto per l’invasione della Polonia (1 settembre 1939) che avrebbe segnato l’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Dopo l’attacco della Polonia in risposta, Francia e Inghilterra dichiararono guerra alla Germania. Il 17 settembre anche l’Unione Sovietica iniziò l’occupazione della parte orientale della Polonia. Uno dei più sanguinosi episodi di questo periodo si verificò nella foresta di Katyn in Russia, dove i sovietici uccisero migliaia di ufficiali polacchi e ne gettarono i corpi in fosse comuni. Nei mesi successivi l’esercito franco-inglese e quello tedesco si fronteggiarono dietro le rispettive linee di difesa(la Sigfrido tedesca e la Maginot francese) senza combattere, in quella che venne chiamata “la strana guerra”. Nell’Europa orientale, invece l’Armata Rossa continuò la propria offensiva occupando la Lituania, la Lettonia e l’Estonia. Inoltre l’Unione Sovietica decise l’attacco alla Finlandia. Nel frattempo i tedeschi ebbero modo di riorganizzare le proprie forze e in primavera ripresero le operazioni. Il 9 aprile 1940 la Germania attaccò la Danimarca e la Norvegia. La Danimarca fu subito occupata, la Norvegia si arrese dopo due mesi. Così la Germania raggiunse un duplice scopo: coinvolgere la Scandinavia nel conflitto e impadronirsi delle basi navali e delle miniere di ferro di quelle regioni. La Germania sembrava davvero in grado di realizzare una “guerra lampo”, cioè una offensiva massiccia e rapidissima attuata con l’impiego di aerei e carri armati, era infatti questo l’unico modo che offrisse il successo alla Germania, che non aveva il potenziale economico per condurre una guerra di logoramenti. Mentre l’esercito tedesco stava ancora completando l’invasione della Norvegia, il 10 maggio 1940 Hitler decise di attaccare a sorpresa la Francia. Le truppe tedesche invasero il Belgio e l’Olanda e puntarono su Parigi. Per la Francia, così, si aprivano due possibilità: o continuare il conflitto con la Germania o scendere a patti con essa. La prima soluzione era suggerita dal presidente del Consiglio Paul Reynaud, la seconda era appoggiata dalle forze della destra guidate dal maresciallo Henri-Philippe Petain. Ebbe il sopravvento questa seconda ipotesi. Reynaud diede le dimissioni e Petain iniziò le trattative con gli occupanti. L’armistizio tra la Francia e la Germania fu concluso il 22 giugno 1940. Il territorio francese venne, allora, diviso in due parti la Francia centro-settentrionale restò sotto l’occupazione tedesca; nella parte centro-meridionale si costituì un governo collaborazionista, cioè disposto a collaborare con gli invasori. Ma il generale Charles De Gaulle che si era rifugiato a Londra dopo la disfatta della Francia, lanciò attraverso la radio inglese un invito ai “francesi liberi” affinché resistessero agli invasori. Nel 1939 l’Italia si trovò in una posizione difficile, Mussolini che si era impegnato con il Patto d’acciaio ad aiutare la Germania in caso di guerra adesso sapeva che l’Italia non era in grado di affrontare una guerra. I successi della Germania portarono Mussolini a pensare che la guerra si sarebbe risolta in fretta a vantaggio della Germania e per l’Italia sarebbe stato un insuccesso non partecipare ai profitti della vittoria. Il 10 giugno 1940 dunque l’Italia entrò in guerra contro la Francia e l’Inghilterra. Così l’Italia provò a conquistare l’Africa e la Grecia ma solo l’intervento dei tedeschi avrebbe portato al successo. Dopo la sconfitta della Francia, solo la Gran Bretagna poteva continuare la guerra contro la Germania. Nel maggio 1940 in Gran Bretagna divenne Primo ministro Winston Churchill. Hitler cercò di aprire le trattative con la Gran Bretagna, mostrandosi disposto a firmare la pace purché gli fossero riconosciute le conquiste. Ma nessuno fu disposto ad accettare queste condizioni. Churchill stesso annunciò l’intenzione di combattere contro il nemico fino alla vittoria. Perciò a Hitler non rimaneva che proseguire l’offensiva militare. Tra agosto e settembre 1940, i tedeschi tentarono la mossa decisiva, per invadere la Gran Bretagna era indispensabile distruggere l’aviazione inglese. Per due mesi la RAF, cioè l’aviazione britannica e la Lutwaffe cioè la forza aerea tedesca si scontrarono nella “battaglia di Inghliterra”. Londra e altre città inglesi subirono drammatici bombardamenti. Ma la RAF riuscì ad infliggere ai tedeschi pesanti perdite. Perciò il 17 settembre Hitler dovette rinunciare al progetto di invadere la Gran Bretagna. Per i tedeschi il bilancio, nonostante il fallimento della “guerra lampo”, era comunque positivo;erano state compiute importanti conquiste, l’Italia si era schierata al fianco di Hitler ed erano stati rafforzati i legami con il Giappone giungendo alla firma del Patto Tripartito (Germania, Italia e Giappone). Nella primavera del 1941 la Germania fu costretta ad intervenire a sostegno dell’Italia,che stava rischiando una pericolosa disfatta militare: nel Nord Africa, le truppe naziste, guidate dal generale Erwin Rommel, giunsero a pochi chilometri dal canale di Suez, nei Balcani, la Germania conquistò la Romania, la Iugoslavia, la Bulgaria, la Grecia e l’isola di Creta. Il progetto di Hitler era quello di conquistare le regioni dell’Est europeo. In questo modo il patto tra URSS e Germania per la spartizione della Polonia aveva un carattere solo temporaneo. D’altronde i motivi che inducevano Hitler alla conquista dell’Unione Sovietica erano molteplici: i popoli slavi erano ritenuti inferiori, l’Unione Sovietica era la patria del comunismo; la Russia era un territorio ricchissimo di materie prime, di cui la Germania aveva bisogno per poter proseguire il conflitto. Il 22 giugno 1941 la Germania invase la Russia seguendo il cosiddetto piano Barbarossa. All’impresa partecipò anche l’Italia inviando nel luglio seguente il Corpo di Spedizione Italiano in Russia (CSIR). I sovietici persero i Paesi Baltici, la Bielorussia, gran parte dell’Ucraina e la Crimea settentrionale ma riuscirono a resistere. Nel corso degli anni trenta, il Giappone aveva intrapreso a spese della Cina una aggressiva politica espansionistica. Le conquiste misero il Giappone in contrasto con la Gran Bretagna, la Francia e soprattutto gli Stati Uniti per il controllo del Sud-Est asiatico e del Pacifico. Perciò il Giappone entrò in relazione con le potenze dell’Asse, la Germania e l’Italia con le quali stipulò un patto tripartito. Con l’Unione Sovietica, invece, il Giappone strinse nell’aprile 1941 un patto di neutralità. Nel quadro di questa politica espansionistica nel luglio 1941, approfittando della situazione di debolezza della Francia, i giapponesi occuparono l’Indocina francese. Gli Stati Uniti reagirono imponendo il blocco delle esportazioni verso il Giappone. Perciò il governo nipponico decise di entrare in guerra. Il 7 dicembre 1941 i giapponesi attaccarono senza dichiarazione di guerra, la flotta degli Stati Uniti a Pearl Harbor, nelle isole Hawaii. Le navi statunitensi furono quasi completamente distrutte. Il giorno dopo gli Stati Uniti e la Gran Bretagna dichiararono guerra al Giappone, che veniva subito sostenuto dalla Germania e dall’Italia: la guerra si era veramente estesa a tutto il mondo. Negli anni Trenta gli Stati Uniti avevano proseguito la propria politica di isolamento. Il presidente Roosevelt, eletto per la terza volta nel 1940, si impegnò invece in senso opposto. Nel marzo 1941 venne approvata la legge affitti e prestiti, attraverso la quale veniva fornito materiale bellico, a condizioni particolarmente vantaggiose per quattro anni, ai paesi antifascisti e soprattutto alla Gran Bretagna. L’attacco giapponese di Pearl Harbor indusse gli Stati Uniti ad abbandonare definitivamente l’isolazionismo. L’intervento in guerra determinò un forte sviluppo della produzione industriale. Gli occupati nel settore industriale passarono da dieci milioni nel 1939 a diciassette milioni dopo quattro anni. Nel 1942 la Germania nazista raggiunse la massima espansione. Il nazismo intendeva costruire una nuova Europa guidata dalla grande Germania. La supremazia sarebbe spettata alla razza ariana. Agli slavi, razza inferiore, era riservata la condizione di schiavitù, mentre gli Ebrei andavano sterminati. Le discriminazioni e le persecuzioni nei confronti degli Ebrei iniziarono negli anni Trenta. Nel 1938,dopo la “notte dei cristalli”, incominciarono le deportazioni nei campi di concentramento e sterminio. Nel 1942 Hitler ordinò la soluzione finale, il genocidio di tutti gli ebrei d’Europa. Morirono sei milioni di ebrei oltre a mezzo milione di zingari. In tutti i paesi occupati dai nazisti vi furono sia movimenti di resistenza, sia gruppi di collaborazionisti che appoggiarono gli invasori: l’opposizione al nazismo fu attiva in Francia, in Italia, in Iugoslavia; il collaborazionismo riguardò sia alcuni governi, sia alcuni singoli cittadini che agirono per convinzione o per opportunismo. L’entrata in guerra degli Stati Uniti, che mettevano in campo il loro enorme potenziale di uomini e mezzi, determinò le prime sconfitte per gli eserciti del Patto Tripartito. Nei primi mesi del 1942 il Giappone ottenne successi straordinari e arrivò ad occupare territori vastissimi. Dopo, però, gli Stati Uniti riportarono alcune importanti vittorie nel Mar dei Coralli, nei pressi delle isole Midway e soprattutto a Guadalcanal, nelle isole Salomone. Da quel momento l’offensiva giapponese venne fermata e i giapponesi dovettero limitarsi a difendere i territori conquistati all’inizio della guerra. Nell’area dell’Atlantico i sommergibili tedeschi attaccavano le navi che dagli Stati Uniti portavano rifornimenti alla Gran Bretagna. Gli anglo-americani riuscirono però a difendere efficacemente la propria flotta e a spezzare l’accerchiamento dei tedeschi. Dopo aver vinto i nazisti nella cosiddetta “battaglia dell’atlantico”, gli Alleati volsero il loro impegno in Africa. In quell’area, infatti, il generale Rommel aveva condotto una poderosa offensiva penetrando in profondità nel territorio egiziano. Il generale inglese Bernard Law Montgomery guidò la controffensiva alleata che culminò nella battaglia di El Alamein. Sul fronte orientale, lo scontro tra russi e tedeschi diventava molto più lungo e difficile di quanto avesse previsto Hitler. Nel giugno 1942 la Germania lanciò un’offensiva con l’obbiettivo di conquistare le regioni del Caucaso, ricche di petrolio. All’impresa parteciparono anche i soldati italiani. Le forze dell’Asse ebbero alcuni iniziali successi, ma poi i Sovietici passarono al contrattacco. E nel mese seguente iniziò la battaglia di Stalingrado, la città venne assediata per sette mesi e Hitler ordinò la resistenza ma nel febbraio successivo i Sovietici costrinsero i tedeschi ad arrendersi. Dopo la vittoria in Africa gli anglo-americani avevano assunto il controllo del Mediterraneo e poterono rivolgersi all’Italia. Il primo passo fu l’occupazione dell’isola di Pantelleria.
Poi, il 10 luglio 1943 gli Alleati sbarcarono in Sicilia, il 23 luglio occuparono Palermo e in un mese si impadronirono di tutta la Sicilia. Gli anglo-americani venivano accolti dalla popolazione come liberatori. Il loro sbarco fece precipitare in Italia la crisi del fascismo. Varie città italiane furono colpite dai bombardamenti degli Alleati, la protesta scoppiò quando si verificarono scioperi degli operai a Torino e in tutti i principali centri industriali. Con la caduta del fascismo nella notte tra il 24 e il 25 luglio 1943 il duce venne messo in minoranza dal Gran Consiglio del Fascismo. Il re Vittorio Emanuele III esonerò Mussolini dalla carica di Primo Ministro e lo fece arrestare. L’incarico di formare un nuovo governo venne affidato al maresciallo Pietro Badoglio. Lui prese contatto con gli Alleati e il 3 settembre 1943 in Sicilia firmò l’armistizio, che fu reso pubblico solo l’8 settembre. Iniziava così un periodo complicato per l’Italia. Infatti, né alla popolazione, né all’esercito vennero fornite le indicazioni necessarie per far fronte alla nuova situazione. Il re e Badoglio abbandonarono Roma per trasferirsi a Brindisi a mettersi sotto la protezione degli Alleati. La Germania reagì occupando con il suo esercito l’Italia centrale e settentrionale. Il 9 settembre gli Alleati sbarcarono a Salerno, ma la loro avanzata venne fermata dai tedeschi lungo la linea Gustav. L’offensiva alleata quindi venne bloccata fino alla primavera 1944. Intanto i tedeschi liberarono Mussolini dalla prigionia del Gran Sasso. Pochi giorni dopo il duce costituì al Nord un nuovo Stato fascista sottomesso alla Germania, la Repubblica Sociale Italiana. Da quel momento iniziò la lotta di liberazione. Nel 1944 gli eserciti anglo-americani proseguirono la loro avanzata. In Italia gli Alleati sfondarono la linea Gustav e liberarono Roma. Nell’area del Pacifico gli Stati Uniti costrinsero i Giapponesi ad abbandonare tutti i territori occupati, mentre sul fronte orientale proseguiva l’avanzata sovietica. Dopo aver liberato tutto il territorio russo dai nazisti, l’Armata Rossa si spinse verso l’Europa centrale e i Balcani, puntando verso la Germania. Il 1944 per gli Alleati, fu l’anno dell’apertura in Europa di un “secondo fronte” dopo quello italiano. La decisione fu presa nella conferenza di Teheran in cui si incontrarono Stalin, Roosevelt e Churchill. I tre alleati scelsero di attuare uno sbarco in Normandia “l’operazione Overlord”. Nella notte tra il 5 e 6 giugno sotto il comando del generale americano Dwight Eisenhower un esercito iniziò a invadere la Normandia i tedeschi, che si aspettavano uno sbarco a Calais e avevano concentrato lì le loro forze, resistettero accanitamente. Ma dopo due mesi di combattimenti gli Alleati riuscirono a sfondare le difese tedesche e dilagarono nel Nord della Francia. Un secondo sbarco di truppe americane, a cui si aggiunsero i reparti guidati dal generale De Gaulle venne effettuato in Provenza “operazione Dragon”. Il 26 agosto gli Alleati e il generale De Gaulle entravano trionfalmente a Parigi. Alla metà di settembre la Francia era completamente liberata. Fra il 1944 e il 1945 la Germania fu sottoposta da parte degli Alleati a continui bombardamenti che provocarono vittime civili e distrussero completamente alcune città, come Dresda e Amburgo. Ma né i bombardamenti, né le vittorie degli Alleati convinsero Hitler alla resa. Il fuhrer impose anzi alle forze armate del Reich di resistere ad oltranza e ordinò alla Germania la mobilitazione totale, chiamando alle armi anche i giovanissimi. Nella primavera del 1945 la Germania si trovò presa tra due fuochi: a ovest gli anglo-americani, a est i Sovietici. Il 7 marzo 1945 le truppe alleate superarono il Reno ed entrarono in Germania. Intanto l’Armata Rossa, dopo aver occupato la Polonia, la Cecoslovacchia e l’Ungheria entrava in Austria giungendo a Vienna.
Il 25 aprile 1945 le avanguardie americane si incontrarono con le avanguardie sovietiche sul fiume Elba. Negli stessi giorni l’Italia venne liberata e i tedeschi iniziarono la ritirata. Il 30 aprile Hitler si suicidò insieme ad altri capi nazisti, proprio mentre i Russi stavano entrando a Berlino. Il suo successore, l’ammiraglio Karl Donitz firmò il 7 maggio la resa senza condizioni. Per la Germania la guerra si concludeva con circa sei milioni di morti. Il Giappone era ormai militarmente sconfitto, ma resisteva. Truman il nuovo presidente degli Stati Uniti, decise di usare la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki, anche allo scopo di dare al mondo una dimostrazione di forza. Il 2 settembre il Giappone firmò la resa senza condizioni e la Seconda Guerra Mondiale finì con un totale di 50 milioni di morti.

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