Rivoluzione industriale - Gli operai


La rivoluzione industriale ebbe degli aspetti anche drammatici. La produzione nelle industrie (e la possibilità di guadagnare salari fissi lavorando nelle fabbriche) attirò nelle città dove sorgevano gli stabilimenti, grandi masse di contadini i quali si trasformarono in operai. Le città non erano sufficienti ad accogliere tutte queste persone, le quali si concentrarono così alla periferia, in sobborghi malsani, in catapecchie da poco prezzo. Mancavano, inoltre, leggi protettive dei lavoratori e i padroni delle aziende o delle miniere fissavano a loro arbitrio condizioni di lavoro, orari e salari. In genere l'orario lavorativo andava dalle 12 alle 16 ore al giorno e spesso lavoravano donne e bambini.
A lungo andare queste masse di lavoratori sfruttati ed oppressi cominciarono ad avanzare le loro richieste di più umane condizioni di vita e di lavoro, cominciarono ad organizzarsi sindacalmente e politicamente, rivendicando il loro diritto alia dignità e alla libertà.
In pratica questa nuova classe sociale intendeva portare a compimento le premesse dalle quali era nata la rivoluzione francese e che poi la borghesia non aveva realizzato in pieno.
Nel XIX secolo abbiamo dunque un nuovo movimento di lotta per la libertà, che è quello promosso dalle classi lavoratrici.

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