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La rivoluzione francese

I cahiers de dolèance
Nella primavera del 1789, il re chiese ai suoi sudditi di esprimere le loro esigenze nei cahiers de doléances per fornire agli Stati Generali una materiale informativo sui problema della nazione. Le richieste più frequenti che emersero riguardavano l’abolizione dei diritti signorili, l’elebarazione di una costituzione, l’uguaglianza fiscale e anche misure protezionistiche nei confronti dell’ Inghilterra per salvare le industrie tessili nazionali. Intanto la crisi economica si faceva sempre più grave. Il raccolto era stato pessimo e perciò il prezzo del pane era aumentato; la disoccupazione cresceva. Il popolo delle campagne e delle città diede vita a rivolte. Iniziava a profilarsi in tutta la sua complessità la situazione politica, da cui sarebbero scaturite, in un complicato intreccio, ben tre rivoluzioni parallele: quella parlamentare dei rappresentanti del Terzo Stato, quella contadina e quella dei sanculotti.

La convocazione degli Stati generali
Gli Stati Generali furono convocati da Luigi XVI. La prima questione che si dovette affrontare fu il sistema di votazione. Gli aristocratici volevano che si votasse per ordine, cioè che ciascun ordine esprimesse un solo voto, il Terzo Stato invece chiedeva che si votasse per testa. I lavori degli Stati Generali iniziarono subito in un clima molto teso. Il re alimentò ulteriormente l’agitazione con due scelte che ebbero effetti provocatori: la prima fu quella di organizzare le riunioni a Versailles, cioè proprio dove si svolgeva la vita sfarzosa della corte; la seconda fu la coreografia dell’assemblea, che sottolineò le differenze tra gli ordini: il Terzo Stato fu obbligato a indossare un modesto e austero abito nero, mentre ai nobili e al clero fu consentito di vestirsi con abiti sontuosi.

L'assemblea nazionale
Di fronte al rifiuto di votare per testa, il Terzo Stato si proclamò unico, vero rappresentare della nazione e si definì Assemblea Nazionale. Luigi XVI reagì facendo chiudere la sala in cui si riunivano gli Stati Generali, ma i rappresentanti del Terzo Stato penetrarono nella sala destinata al gioco della pallacorda e giurarono solennemente di non sciogliersi finché non fosse stata promulgata una costituzione. Di fronte al fatto compiuto, il re riconobbe l’Assemblea e invitò i rappresentanti del clero e della nobiltà a parteciparvi. Coerentemente con il compiti che s’era dato il nuovo organismo prese il nome di Assemblea Nazionale Costituente.

La presa della Bastiglia
Luigi XVI non seppe sottrarsi all’ influenza reazionaria della corte e della regina, perciò fede affluire a Versailles alcuni reparti militari. Il popolo parigino, temendo che il re preparasse un colpo di mano contro l’Assemblea, il 14 luglio 1789 assalì e distrusse la Bastiglia. L’episodio della presa della Bastiglia fu fondamentale perché segnò l’incontro della rivolta popolare con quella parlamentare. A Parigi un comitato di insorti assunse il controllo del municipio. Venne organizzata una milizia volontaria. L’esempio di Parigi si diffuse nel paese. Nelle campagne i contadini si ribellarono, ma in modo disordinato. Perciò i contadini assalivano i castelli dei signori per bruciarvi le carte che sancivano i privilegi. Tali rivolte furono accompagnate da un’ondata di pani collettivo che gli storici hanno chiama Grande Paura: si temevano, in modo confuso e irrazionale, vendette nobiliari, massacri, assalti di briganti o di nemici stranieri.

La dichiarazione dei diritti, le giornate di ottobre, il clero
Il 26 agosto 1789 fu approvata la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Vennero proclamati gli inviolabili diritti dell’uomo: la vita, la libertà, l’uguaglianza, la proprietà e la resistenza all’oppressione. Il sovrano fu costretto ad accettare l’autorità dell’Assemblea Costituente e in ottobre fu proclamato re dei Francesi. La nuova monarchia aveva carattere costituzionale e la Francia non era più patrimonio del re. L’Assemblea Costituente rese il clero un corpo di dipendenti statali e ne requisì i beni per risanare il deficit statale. Il clero si spaccò: quello costituzionale giurò fedeltà alla costituzione, quello refrattario rimase obbediente al Papa, opponendosi alla rivoluzione.

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