Riforma dell'Esercito Romano


Tornati a Roma dopo l’invasione dei Galli, i Romani si trovarono di fronte a gravi problemi. Bisognava ricostruire la città, cingerla di mura più efficienti, riorganizzare lo stato e l’esercito. Tutto ciò venne fatto.
La riforma dell’esercito porta il nome di Marco Furio Camillo. In primo luogo si decise di utilizzare gran parte dei disoccupati che popolavano Roma, istituendo il soldo alle truppe. Si creava così una nuova professione (quella del militare pagato dallo Stato), con una massa di uomini legati all’esercito, il quale dava pane, carriera, possibilità di ulteriori guadagni con la spartizione dei bottini.
Venne poi abolito il vecchio schieramento basato sull’appartenenza alle classi: lo schieramento fu basato sull’età e sull’esperienza militare degli uomini.
In prima fila si disponevano i più giovani, detti hastati perché muniti di lunghe lance, in seconda fila i più anziani, detti principes, in terza fila i veterani, detti appunto triari, che intervenivano solo nei momenti disperati.
Questo schieramento era formato da soldati di professione; i soldati di leva (cioè i cittadini chiamati periodicamente per il servizio militare) formavano la fanteria leggera e la cavalleria.
Anche la struttura dell’esercito venne modificata: l’unità più piccola della legione fu la decuria, di dieci uomini. L’esercito romano finì per acquistare la fisionomia di un esercito moderno.
Venne anche cambiato l’armamento delle truppe, che veniva fornito dallo Stato. Gli elmi di cuoio furono sostituiti da elmi di metallo, venne introdotto il gladium, spada corta a due tagli.
Si introdusse anche il criterio dell’Istruzione militare: i soldati venivano continuamente addestrati a marce, manovre, esercizi ginnici.

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