Repubblica di Roma - Gli schiavi


Nel periodo della repubblica si verifica un fenomeno che avrà poi un’enorme importanza per la storia successiva di Roma: la comparsa della schiavitù.
I primi schiavi furono uomini presi prigionieri in scorrerie armate nei territori vicini, ma furono anche Romani che, non potendo pagare dei debiti, furono ridotti in servitù.
Ciò era stato possibile per le seguenti ragioni. Non tutti i Romani erano ricchi: c’era chi viveva alla giornata, basandosi sui proventi di una piccola industria, di una botteguccia di artigiano; bastava un periodo difficile (una carestia, delle merci perdute per il naufragio di una nave) per creare difficoltà a queste persone, che erano costrette a fare dei debiti con i Romani più ricchi (patrizi o plebei che fossero). Per ottenere in prestito del danaro era necessario dare delle garanzie: la casa, la bottega, se stessi.
Se il debitore non riusciva a pagare, il creditore gli prendeva la casa, il negozio, o addirittura lo riduceva schiavo, cioè un oggetto di proprietà altrui. Con queste speculazioni (usura) molte famiglie romane (patrizie e plebee) si arricchivano sempre più e si crearono schiere di schiavi, il che rappresentava un altro guadagno: dando agli schiavi solo da mangiare e da dormire, si otteneva gratis il lavoro nei campi, nelle officine, in casa, nelle botteghe.
Ciò permetteva di produrre e vendere a prezzi di concorrenza rispetto a chi non aveva schiavi. Ben presto avvenne che chiunque possedesse campi, officine, botteghe doveva assolutamente procurarsi degli schiavi, altrimenti non avrebbe potuto reggere alla concorrenza di chi usava mano d’opera servile.

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