Repubblica di Roma - La politica di espansione


Nella Repubblica Romana procurarsi schiavi in gran numero non era molto facile, anche se esistevano, ad esempio, mercanti di schiavi, i quali magari si procuravano la preziosa merce con atti di pirateria e di brigantaggio.
L’unico modo per ottenere schiavi in gran numero era quello di andarli a prendere nei territori vicini, conquistandoli a mano armata.
Su questa politica di espansione a Roma erano d’accordo tutti: patrizi e plebei ricchi ed anche plebei poveri e proletari, in quanto, con la venuta di schiavi forestieri, si allontanava per i Romani poveri il pericolo di cadere in schiavitù.
La politica di espansione creava, però, un nuovo problema: una volta fatte le conquiste, come sarebbe stato ripartito il bottino? Ormai i patrizi avevano in mano il potere ed avrebbero fatto la parte del leone. I plebei, guidati dalle loro famiglie più ricche e potenti, posero ai patrizi delle condizioni.
Ecco, in sintesi, le richieste dei plebei:
- Eguaglianza politica fra patrizi e plebei;
- Partecipazione dei plebei alla spartizione dei bottini di guerra e dell’«ager publicus»;
- Leggi scritte (i patrizi, non essendovi leggi scritte in Roma, facevano in pratica quello che volevano).
I patrizi, per mezzo del loro organo più importante, il senato, fecero capire di essere disposti ad accontentare i plebei, dei quali avevano bisogno per la politica di espansione.
Così l’esercito romano, composto da patrizi e plebei, conquistò il territorio dei Volsci e degli Equi (popolazioni vicine), impadronendosi di terre e prigionieri. Dopo la vittoria, però, i patrizi esclusero i plebei dalla spartizione del bottino.

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