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Primo dopoguerra in Italia

Dopo la Prima Guerra Mondiale milioni di italiani si trovarono in una grave crisi economica e non nella gradita pace da tanto sperata. Ad aggravare la situazione fu la fortissima inflazione che impoveriva gli operai e i contadini. In quanto, gli stipendi erano gli stessi e i prezzi aumentarono vertiginosamente. Nelle industrie furono licenziati moltissimi operai perchè le industrie dovettero riconvertire i macchinari e per questo chiusero.
Molti reduci rimasero senza lavoro perchè durante la guerra erano stati sostituiti soprattutto da donne. Molti, infine, ritornarono mutilati e, non essendo tutelati dalla legge, non riuscivano a trovare nessuna occupazione.
Nel frattempo in tutta l'Italia ci furono scioperi e proteste del popolo. Infatti, molti operai manifestavano e protestavano il loro licenziamento a causa delle disastrose condizioni economiche. Il periodo in cui si concentrarono queste manifestazioni fu tra il 1919 e il 1920. Questi due anni vengono chiamati biennio rosso, con riferimento alla rivoluzione russa portata avanti dai massimalisti che volevano portare la rivoluzione anche in Italia.

Gli operai chiedevano un aumento di salario mentre i contadini volevano una riforma nel campo agricolo.
Nel 1920 questa situazione precipitò e gli industriali chiusero le fabbriche, invece i sindacati risposero con l'occupazione e il controllo delle fabbriche stesse. Gli operai e i proprietari terrieri furono molto delusi da questa politica. Così cominciarono ad appoggiare e finanziare Benito Mussolini, un ex socialista cacciato dal suo partito perchè favorevole all'intervento dell'Italia in guerra.
Mussolini nel 1919 diede vita al Movimento dei Fasci di Combattimento a cui aderirono i nazionalisti,i piccoli proprietari terrieri, i reduci ed ex combattenti.
Grazie alle agitazioni e agli scioperi del biennio rosso, il fascismo trovò il modo per crescere. Vennero composte delle squadracce fasciste formate dai disoccupati, dagli avventurieri e dai reduci. Il loro compito era quello di combattere gli e il loro comportamento veniva giustificato perchè difensori del pericolo rivoluzionario.
Nel 1921, Mussolini, trasformò il suo movimento in un partito che prese il nome di Partito Nazionale Fascista (PNF), il quale venne sottovalutato perchè si pensava che i fascisti avrebbero contrastato i socialisti e frenato gli operai e i contadini.
Il 28 Ottobre del 1922, Mussolini, concentrò a Napoli migliaia di camicie nere, ovvero di fascisti, per compiere la marcia su Roma. Il Re, Vittorio Emanuele III, non firmò lo stato d'assedio e permise ai fascisti di entrare in Roma. Inoltre affidò a Mussolini il 30 Ottobre 1922, l'incarico di formare e creare il nuovo Governo che venne composto da liberali, esponenti del partito popolare e fascisti. Durante questo primo governo, Mussolini, rispettò le leggi e quindi questa fase del fascismo è detta ''legalitaria''.
Nell'aprile del 1924 si svolsero le elezioni alle quali parteciparono i fascisti uniti ai conservatori con il ''listone'', ovvero una lista con su scritto i candidati alle elezioni.
Le operazioni di voto si svolsero tra violenze e intimidazioni da parte delle squadracce fasciste. Il socialista Giacomo Matteotti denunciò le irregolarità avvenute nel corso delle elezioni e venne assassinato.
I rappresentanti dei partiti antifascisti, per protesta riguardo all'accaduto, abbandonarono il Parlamento e si riunirono sull'Aventino. Qui speravano di convincere il Re ad intervenire contro Mussolini il cui era sul punto di cadere. Il Re, nonostante ciò, appoggiò ancora una volta Mussolini e non intervenne.
Ed è nel 1925 che il fascismo si trasforma in una dittatura vera e propria e Mussolini assume su di sé tutti i poteri dello Stato facendolo diventare totalitario. Il Parlamento fu sostituito dal Gran Consiglio del Fascismo che diventò l'organismo più importante del partito. Fu istituito anche il Tribunale Speciale con il compito di giudicare e condannare gli oppositori al fascismo.
Mussolini era convinto che per avere una grande popolarità fra gli italiani sarebbe stato opportuno stipulare dei contratti con la Chiesa. Iniziarono nel 1926 con accordi segreti e terminarono l'11 febbraio del 1929 dove Mussolini e il cardinale Gasparri firmarono i Patti Lateranensi.
Questi patti prevedevano un trattato e un Concordato nel quale si regolavano gli accordi tra Chiesa e Stato, i quali dovevano essere indipendenti. Il Vaticano doveva riconoscere il Regno d'Italia e il Regno d'Italia la Città del Vaticano.
Inoltre, si decise che il cattolicesimo fosse inserito tra le discipline della scuola pubblica come religione di Stato.
Il duce nel corso della sua dittatura intervenne nella vita economica promuovendo l'Autarchia: per Mussolini, l'Italia doveva diventare autosufficiente. Questo fu un modo per avvicinare gli italiani al duce.
Ci furono anche interventi nell'agricoltura. Furono bonificate le zone paludose tra gli interventi più importanti quello nell'Agro Pontino.
Il fascismo condannava lo sciopero e la lotta di classe e secondo Mussolini il datore di lavoro doveva collaborare con i lavoratori. Furono istituite le corporazioni formate dall'unione di datori di lavoro e operai.
Per dar forza all'aspetto nazionalista del fascismo, Mussolini pensò nell'ottobre del 1925 di conquistare l'Etiopia che era un paese indipendente.

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