Inghilterra Prima metà XIX secolo- Rivoluzione Industriale


L’Inghilterra fu il paese nel quale si sviluppò più impetuosamente la rivoluzione industriale perché, come sappiamo, in Inghilterra la borghesia era riuscita a raggiungere il potere assai prima che in altre nazioni.
Sin dal XVIII secolo, ad esempio, si hanno in Inghilterra importanti invenzioni tecniche che consentono l’adozione di macchinari i quali permettono lo sviluppo di una produzione enorme di merci e l’utilizzazione di fonti di energia come il carbone.
Nel 1773 John Kay inventò la spoletta volante, cioè un meccanismo che rendeva doppia la velocità dei telai che lavoravano tessuti, nel 1764 James Hargreaves creò una macchina per filare multipla, finché non si utilizzò l’energia del vapore grazie alle invenzioni di Watt, che permisero di creare telai, piroscafi, macchine di ogni genere mosse dal vapore.
I nuovi altiforni progettati da Abraham Darby permisero un’eccezionale produzione di ferro il che accelerò la costruzione di macchine.
Tutto ciò fece moltiplicare le iniziative industriali, con la conseguenza di un aumento enorme della mano d’opera e dell’afflusso di migliaia di contadini nelle città industriali.
Nelle fabbriche vennero impiegati donne e fanciulli (che venivano sfruttati come uomini, ma pagati assai meno), per giornate lavorative che raggiungevano persino le 16 ore.
Assai dure furono le condizioni di vita e di lavoro degli operai, i quali erano costretti ad agglomerarsi alla periferia, nei cosiddetti slums (zone di baracche o catapecchie in cui il fitto costava poco), in disumane condizioni di vita e di lavoro.
Altissima era la mortalità Infantile (cioè il numero di ragazzi che morivano) a causa delle privazioni, delle fatiche, della scarsa alimentazione, delle malattie.

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