Prima guerra punica – La sconfitta di Cartagine


Cartagine in lingua fenicia significa «città nuova» e fu fondata nell’814 in Africa da alcuni mercanti di Tiro.
Sì sviluppò rapidamente, grazie ai traffici. I Cartaginesi vendevano schiavi africani, zanne di elefante, porpora, oro, piume di struzzo, comperavano argento, piombo, ceramiche, trafficavano in smalto, vetro, tappeti. Fondarono colonie in tutto il Mediterraneo (Spagna, Sardegna, Corsica, Sicilia).
La flotta cartaginese era numerosa e potente: il suo nerbo era costituito da oltre 200 quinquiremi.
La prima guerra punica scoppiò nel 270 a.C. In Sicilia il tiranno greco di Siracusa aveva assoldato dei mercenari, i Mamertini (= uomini di Marte) i quali, non soddisfatti del trattamento ricevuto, si ribellarono. Parte dei Mamertini chiese in proprio favore l’intervento dei Cartaginesi, parte quello dei Romani, ritenendo che ambedue le grandi potenze ambissero a conquistare Siracusa.
A Roma il partito democratico sviluppò una forte propaganda per l'intervento e i comizi approvarono la decisione di mandare truppe in Sicilia. Il console Appio Claudio fu spedito a Messina con un esercito: i Romani usarono navi fornite dalle città alleate. Successivamente un nuovo esercito romano di 40.000 uomini sbarcò nell’isola e prese a conquistare regioni e città, finché non pose l’assedio ad Agrigento, che era uno dei campi trincerati dei Cartaginesi.
I Cartaginesi inviarono allora in Sicilia la loro potentissima flotta, mentre a Roma si lavorava alacremente a costruire nuove navi, alle quali venne apportata un’innovazione: vi si applicarono i corvi, dei ponti mobili che permettevano di agganciare la nave nemica e di mandare all’arrembaggio la fanteria.
La flotta romana da guerra, nuova di zecca, si scontrò con quella cartaginese nelle acque di Milazzo (260 a.C.). Era comandata dal primo console-ammiraglio della storia romana, Caio Duilio. L’uso dei «corvi» fece volgere le sorti della battaglia in favore dei Romani: i Cartaginesi persero 50 navi ed a Roma, in onore del vincitore Duilio, venne elevata nel Foro la «Colonna rostrata», cioè una colonna adorna dei rostri (gli speroni che le navi antiche recavano per affondare le imbarcazioni avversarie) tolti alle navi nemiche.
Dopo la vittoria di Milazzo i Romani conquistarono anche Agrigento e restrinsero i Cartaginesi in Sicilia alle sole basi di Trapani e Lilibeo; contemporaneamente truppe romane sbarcavano in Sardegna e in Corsica.
Una seconda vittoria navale romana, presso il capo Ecnòmo in Sicilia, sembrò mettere fine alla guerra. I Romani, sullo slancio dell'entusiasmo, pensarono addirittura di sbarcare in Africa, per distruggere Cartagine, ed un esercito venne appunto spedito sulle coste africane, sotto il comando del console Atilio Regolo.
I Cartaginesi, che si affidavano al famoso mercenario greco Santippo, raccolsero tutte le proprie forze e, manovrando soprattutto con la cavalleria, inflissero ai Romani una tremenda sconfitta: solo 2000 Romani si salvarono dalla strage e lo stesso console fu preso prigioniero.
I Cartaginesi ripresero così l’iniziativa e spedirono in Sicilia uno dei loro migliori generali, Amilcare detto Barca (= fulmine), il quale cominciò a dare filo da torcere ai Romani stanziati nell’isola. Contemporaneamente la flotta punica riusciva a distruggere quasi completamente quella romana.
Roma reagì fieramente a questo capovolgimento della situazione: il senato impose alle famiglie più ricche un prestito forzoso (cioè obbligatorio) di danaro e col ricavato fece costruire, a tempo di primato, una nuova flotta di 200 quinquiremi, con la quale il console Gaio Lutazio Catulo (241 a.C.), batteva la fotta cartaginese presso le isole Egadi.
Questa battaglia chiuse la prima guerra punica: il trattato di pace impose ai Cartaginesi la consegna della Sicilia e delle isole vicine, l’obbligo di non fare guerra senza il permesso di Roma, un tributo di 3200 talenti d’oro da pagarsi in 10 anni.

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