Il Positivismo

Nella seconda metà dell'Ottocento, il movimento culturale che domina l'Europa è il Positivismo, che ha le sue origini in Francia.
Il termine positivismo fu introdotto dal filosofo francese Saint-Simon per definire il metodo rigoroso delle scienze cosiddette “positive” (la matematica, la fisica e le scienze naturali), cioè quelle fondate sull'osservazione dei fatti e la verifica sperimentale delle teorie.
Inoltre, Saint-Simon utilizzò l'espressione “filosofia positiva” per indicare il nuovo sapere che avrebbe dovuto riorganizzare la società europea, entrata in crisi dopo la Rivoluzione Francese, sulla base del potere spirituale degli scienziati e del potere economico degli industriali (idee che caratterizzano anche il pensiero di colui che viene definito il padre del Positivismo, il filosofo francese Auguste Comte).
Esso si sviluppa in un periodo segnato da grandi trasformazioni di tipo economico, politico e sociale. Questi sono infatti gli anni in cui vi è un forte sviluppo industriale e tecnologico con il conseguente rafforzamento della borghesia capitalistica (cioè quella industriale e commerciale); sono anche gli anni in cui si consolida lo stato liberale laico e si potenziano gli imperi coloniali. Tutto ciò da vita all'idea che la realtà sia qualcosa di oggettivo, di misurabile, a portata dell'uomo e che, quindi, l'uomo può interamente conoscere.

Si possono quindi riconoscere due parole chiave del Positivismo: scienza e progresso.

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