Pompeo e Crasso


Il posto di Silla, dopo la sua dipartita, venne preso da Gneo Pompeo, ex generale dell’esercito sillano. Pompeo si era distinto, fra l’altro, nel domare la rivolta di Spartaco (73 a.C.), uno schiavo della Tracia che aveva guidato l’insurrezione di numerosi gladiatori.
Un altro uomo politico, però, si stava facendo avanti: Marco Licinio Crasso, uno degli uomini più ricchi di Roma.
Ben presto fra Pompeo e Crasso venne stretto un accordo: il danaro di Crasso e il prestigio e l’abilità militare di Pompeo furono la base dell’alleanza. Per qualche tempo Roma fu governata da questi due uomini.
Pompeo compì alcune brillanti imprese militari, come lo sterminio dei pirati che infestavano il Mediterraneo e la conquista della Siria e della Bitinia. Mentre era in Oriente, ci fu in Roma un tentativo di colpo di stato da parte di un gruppo di uomini del partito democratico.
Il tentativo era guidato da Lucio Sergio Catilina, dietro il quale si nascondeva un altro uomo politico, non ancora molto noto. Gaio Giulio Cesare. Il tentativo di colpo di stato venne sventato dal console Marco Tullio Cicerone, famoso oratore e filosofo, uomo di fiducia del senato, il quale fece pronunziare contro Catilina ed i suoi collaboratori delle condanne a morte, senza però che si svolgesse un regolare processo.

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