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La febbre dell’oro

La prima pepita
Le circostanze della scoperta dell’oro sono ben conosciute.
Il 24 febbraio 1848, James Marshall, un carpentiere originario del Missouri, scorge un oggetto brillante in un canale che scorre nei pressi di una segheria, nei terreni di Johann Sutter. Costui, uno svizzero-tedesco, era giunto in California nel 1839 e aveva ottenuto in concessione un immenso territorio, nell’ entroterra della California, dove aveva costruito un forte, Fort Summer. Impiegava manodopera indiana, hawaiana, francese, tedesca e nord - americana.
L’arrivo degli immigrati costituiva per lui un buon affare, in quanto determinava l’aumento delle vendite dei suoi prodotti.
Al fine di fornire del legno da costruzione, Sutter decide di costruire una segheria vicino a uno dei numerosi corsi d’acqua presenti sulle sue terre. Ma i corsi d’acqua trasportano l’oro.

La notizia di questa scoperta, che Sutter tenta di tenere segreta, si scontra inizialmente con un certo scetticismo, dovuto a non poche esagerazioni.
È invece un mormore, Samuel Brannan, che ha un magazzino a Fort Summer, a comprendere rapidamente i benefici che può trarre da questo affare.
Compra tutto ciò che può servire ai cercatori d’oro e lancia un’operazione promozionale: nel maggio 1848, percorre le strade di San Francisco agitando una bottiglia di polvere d’oro e gridando: <<Oro, oro, oro della costa americana!>>.

3500 chilometri di sofferenze
Dalla scoperta della prima pepita, in soli 8 anni la corsa all’ oro porta in California circa 400000 persone. Per lo più sono agricoltori, che si trasferiscono con la famiglia e con tutti i loro averi. La partenza avviene in primavera, quando l’erba può nutrire gli animali.
Bisogna arrivare a Sacramento prima dell’inverno, quando le nevi bloccano i valichi della Sierra Nevada.
Qualunque sia il tragitto adottato, il viaggio è estenuante.
Si tratta di percorrere 3500 chilometri, superare montagne, attraversare deserti, spazi sconfinati, continuamente minacciati dalla fame, dalle epidemie di colera, dagli imprevisti di ogni genere. Si stima che il tasso di mortalità raggiunse punte del 40%.
Giunti in California, i cercatori separano l’oro dalle sabbie con strumenti rudimentali: una pelle e una padella, che può anche servire a lavare i vestiti e a dar da bere ai muli.
Oppure scavano nelle miniere.
I diritti di proprietà sono regolati da accordi interni: un terreno è occupato finché vengono lasciati i propri strumenti di lavoro e un’assenza di tre giorni lo rende libero.

Se il luogo è ricco d’oro presto sorge un villaggio, che diverrà <<fantasma>> alla notizia di un altro filone vicino.

Una vita d’inferno
I cercatori d’oro hanno un guardaroba essenziale: due camicie di lana, due paia di pantaloni, stivali che servono anche da cuscino e un cappello che copre capelli e barba. Spesso si ammalano per il duro lavoro: i piedi nell’ acqua fredda sotto un sole cocente; scarsa igiene; nutrimento monotono (carne salata e fagioli di cattiva qualità).
Nelle miniere il crimine è all’ordine del giorno: il mezzo più rapido per un minatore di rifarsi di una stagione senza frutto è rubare l’oro degli altri o assalire il territorio di ricerca altrui.
Le truffe sono diffuse: vengono venduti terreni inesistenti, si spacciano per inestinguibili filoni ormai esauriti… “Salare” una miniera significava buttare un po’ d’oro per qualche ingenuo credulone. Ancora oggi a Tombstone c’è un cimitero dall’ appellativo curioso, <<la collina degli stivali>>: il nome deriva dal fatto che nessuno di coloro che lì sono sepolti è morto nel suo letto (senza stivali), ma tutti in modo violento e quindi sono stati seppelliti così come si trovavano, con gli stivali.

Il risultato? Un’isteria collettiva
Il risultato della corsa all’oro? I primi arrivati e i più fortunati si sono arricchiti, ma sono pochi. Già nel 1852 l’oro più accessibile è stato raccolto. Le fortune costruite sull’oro della California sono quelle dei commercianti, più che dei minatori. Levi Strauss, originario della Baviera, inizia così, vendendo n pantalone di taglia larga a un minatore: presto diventerà il produttore dei celebri jeans Levi’s. La maggior parte dei cercatori riesce appena a sopravvivere. I più attenti investono rapidamente i loro guadagni in altre attività. In conclusione, la corsa all’oro fu un’isteria collettiva, un fuoco selvaggio che bruciò da Boston a New Orleans, dalla baia di San Francisco alla Sierra Nevada, e nel mondo: la più grande emigrazione di massa nella storia americana finalizzata a un arricchimento rapido e risolutivo, cui parteciparono uomini e donne di ogni estrazione sociale, poveri e ricchi, professionisti, imprenditori, missionari, artisti… la ricchezza dunque a portata di mano e per tutti, senza distinzione di nascita censo e professione. Una straordinaria incarnazione dell’ american dream, il sogno che ha fatto l’America.

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