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NASCITA DI ROMA

Come nacque Roma? Ben poco si sa con certezza. Gli antichi romani, quando ormai il piccolo villaggio nato sulle rive del Tevere era diventato una grande città, fecero risalire le origini di Roma a una bella leggenda.
Questa leggenda velò Roma di mistero, facendo pensare a una città voluta dagli dèi e quindi più importante delle altre.
Secondo questa leggenda, un servo del crudele re Amulio posò la cesta con due bambini appena nati sulla riva del Tevere e tornò in fretta in città. Non avevano avuto il coraggio di uccidere i due gemelli come il suo re gli aveva ordinato, ma era sicuro che gli animali predatori della foresta li avrebbero ben presto sbranati. Una lupa, infatti, era già pronta sulla collina.
Appena il servo scomparve, la lupa, con passi cauti, si avvicinò alla cesta e vide i bambini che dormivano: erano piccoli come i suoi cuccioli, ma ancora più teneri e indifesi.
La lupa sentì una voglia irresistibile di essere loro mamma, così leccò il viso ai gemelli e offrì loro il suo latte.
Faustolo e sua moglie Acca Laurenzia vivevano in una capanna di legno sulla collina, allevando i maiali di re Amulio, che regnava sulla città di Alba Longa. Avevano visto spesso una lupa andare avanti e indietro dal fiume della foresta; incuriositi, un giorno la seguirono e scoprirono che la bestia allattava due bambini. Essi portarono a casa i gemelli, li chiamarono Romolo e Remo e dissero a tutti che erano i loro figli.
I due bambini crebbero robusti e forti e ben presto aiutarono i genitori nel loro lavoro. Un giorno Romolo e Remo andarono ad Alba Longa e sentirono alcune persone che raccontavano la strana storia di due re, uno buono e uno cattivo, di una principessa sfortunata e di due gemelli abbandonati in una cesta sulla riva del Tevere.
Romolo e Remo si guardarono: tutti e due ricordavano la cesta e le fasce ricamate che Acca Laurenzia custodiva nella capanna. Capirono così di essere principi di sangue reale. Tornati a casa chiesero spiegazioni ai loro genitori, che raccontarono questa storia. Un tempo regnava su Alba Longa il re Numitore, saggio e buono. Questo re aveva anche un fratello, Amulio, molto egoista e prepotente. Amulio si fece cedere dal fratello il regno, poi, non contento, fece uccidere il figlio del fratello e convinse la figlia, Rea Silvia, a diventare vestale, così non avrebbe potuto sposarsi.
In questo modo Amulio era convinto che nessun discendente di Numitore gli avrebbe ripreso il trono.
Un giorno Marte, dio della guerra, venne a sapere che ad Alba Longa viveva una principessa bellissima di nome Rea Silvia.
La cercò, la trovò e si innamorò di lei. Il dio e la vestale si sposarono in segreto, ma re Amulio lo venne a sapere e fece rinchiudere la principessa, che stava per diventare mamma, in una cella buia. Rea Silvia poco dopo morì di dolore.
Ascoltata la storia di Faustolo, i due giovani pensarono solo alla vendetta, per cui tornarono in città e insieme ad alcuni fedeli amici uccisero Amulio, poi rimasero sul trono con il loro nonno Numitore.
Romolo e Remo non vollero restare ad Alba Longa, che ricordava loro avvenimenti così tristi, e tornarono sulle rive del Tevere, dove la lupa li aveva allattati, per costruire una nuoca città.
Attaccarono ad un aratro una mucca e un bue bianchi, tracciarono intorno al colle Palatino quattro solchi che formavano un quadrato e dissero: " Questa sarà la Città Quadrata".
Appena creati i solchi però i due fratelli cominciarono a litigare su chi dovesse essere il re e dare il nome alla città.
Come si usava in quei tempi antichi, essi decisero di interpretare la volontà degli dèi, osservando il volo degli uccelli.
Chi avesse visto prima del tramonto il maggior numero di uccelli sarebbe stato re. Vinse Romolo che vide dodici avvoltoi, mentre Remo ne vide nove. Remo rimase deluso e, pieno d'invidia per il fratello, parlò male della città e con un salto superò il solco. Ne nacque un litigio e Romolo uccise Remo. Così la città si chiamò Roma dal nome del suo fondatore Romolo. Era il 21 aprile del 753 a.C.

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