Italia - I moti in Piemonte, a Napoli e a Milano


Nel regno dì Napoli un gruppo dì carbonari di Nola, guidato nel napoletano dal prete Luigi Mìnichini e una compagnia di soldati comandata dagli ufficiali dell'esercito borbonico Michele Morelli e Giuseppe Stivati, insorsero, ottenendo l'appoggio di molti altri militari e di tutte le vendite Carbonare del Regno. Aderì all’insurrezione anche il generale Guglielmo Pepe. II re Ferdinando I di Borbone, vista la portata dell'insurrezione, seguì l'esempio del re di Spagna e concesse una Costituzione simile a quella spagnola. Si ebbe così a Napoli un Parlamento, formato in gran parte da esponenti della borghesia, il che, in un regno nel quale il potere era nelle mani dei nobili e del clero, rappresentava un enorme successo. Vi fu in quel periodo un tentativo della Sicilia di staccarsi dal Regno di Napoli, ma la rivolta siciliana venne domata.
Le notizie di Napoli suscitarono moti insurrezionali anche in Piemonte, ove i patrioti volevano convincere il re Vittorio Emanuele I di Savoia, ad assumere il ruolo di sovrano nazionale, guidando la nazione alla libertà e all’unità. Ma il re preferì abdicare in favore del fratello Carlo Felice. Essendo costui assente, fu nominato reggente il giovane principe Carlo Alberto di Carignano, il quale, intuendo quale sarebbe potuto essere il ruolo della monarchia piemontese, accolse le richieste dei patrioti (fra i quali era Santorre di Santarosa) e concesse la Costituzione.
Immediatamente Carlo Felice tornò a Torino, sconfessò l'operato di Carlo Alberto e chiese l'intervento armato dell'Austria. L'insurrezione venne domata, i patrioti piemontesi vennero arrestati e processati: molti, come il Santarosa, preferirono fuggire in esilio. Gravi condanne vennero anche inflitte dal governo austriaco ai patrioti milanesi che avevano tentato di insorgere in Lombardia: Silvio Pellico, Pietro Maroncelli, Federico Confalonieri furono condannati a durissime pene detentive, da scontarsi nella tetra fortezza dello Spielberg in Austria.
Cario Alberto venne inviato, per punizione, alla testa dì un contingente militare a combattere in Spagna, contro i patrioti spagnoli che difendevano la loro terra dalle truppe della Santa Alleanza spedite a reprimere le insurrezioni. Dopo breve resistenza anche le forze liberali Spagnole cedevano e Ferdinando VII ordinava sanguinose repressioni.

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