Morte di Cesare e secondo triumvirato


La politica di Cesare provocò scontento fra senatori e pubblicani. Si tenga presente, inoltre, che Cesare aveva perdonato i seguaci di Pompeo, i quali, in segreto, organizzavano l’opposizione al dittatore.
Un gruppo, in particolare, era accanitamente contrario alla politica di Cesare. Lo componevano Cassio Longino, Gaio Trebonio, ex pompeiani, e, fra gli altri, Marco Giunio Bruto, ex pompeiano anche lui, passato a Cesare, il quale lo considerava come un figliolo. Questo gruppo (al quale pubblicani e senatori avevano assicurato appoggio politico ed economico) assassinò Cesare, il 15 marzo del 44 a.C.
Subito dopo l’assassinio i congiurati percorsero Roma coi pugnali ancora grondanti sangue, gridando: —Liberta! Il tiranno è morto!
Ma il popolo si ribellò, guidato da Marco Antonio, un generale di Cesare, amico e fidato collaboratore del grande condottiero, ed Emilio Lepido, altro cesariano fedele. Bruto, Cassio e gli altri dovettero fuggire da Roma, mentre arrivava d’urgenza nella città il pronipote di Cesare, Gaio Ottavio, un giovane di 19 anni, ma assai abile ed intelligente. Ottavio assunse il nome di Gaio Giulio Cesare Ottaviano, convocò i soldati e i collaboratori del prozio e si presentò ad essi come legittimo discendente di Cesare.
Si venne così ad un accordo tra Antonio, Ottaviano, Lepido: il secondo triumvirato.

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