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Esplosione dei centri urbani e le sue conseguenze

L’’esplosione’ dei centri urbani: una nuova fase di urbanizzazione. All’inizio del XIII secolo la popolazione di molte città europee era raddoppiata. A Parigi, ad esempio, era passata da 25.000 abitanti a 60.000; a Firenze, e in generale in tutta l’Italia centro-settentrionale, il fenomeno fu ancora più evidente: la città toscana superò in pochi anni i 70.000 abitanti e fu costretta ad ampliare l’antica cinta muraria che risaliva all’epoca romana e che, di conseguenza, non riusciva più a contenere la popolazione urbana.

Gli spazi caratteristici delle città medievali. All’interno delle mura i nuclei abitativi si raccoglievano intorno a tre spazi: il luogo del potere politico, il luogo del culto religioso, il luogo degli scambi e delle attività economiche.

Nella città nascevano nuovi quartieri, sempre più numerosi e densamente popolati: spesso sorgevano nei luoghi dove un tempo esistevano solo ampie distese di terreno abbandonato, su cui pascolavano liberamente gli animali.
Questi nuovi nuclei abitativi costituivano un forte richiamo non solo per gli attivissimi abitanti dei borghi, ma anche per i servi della gleba e per i contadini più ricchi, che lasciavano le campagne in cerca di una nuova vita. Costoro desideravano impiegare le proprie energie in nuove attività, necessarie alla vita cittadina, e si trasformavano in artigiani.

Artigianato e commercio. Nelle città, naturalmente, esisteva un’economia del tutto diversa da quella praticata nelle campagne. Una parte consistente degli abitanti si dedicava alle attività artigianali e commerciali, che permettevano di accumulare ricchezze anche abbondanti. Così all’economia curtense, chiusa dentro i confini della curtis e autosufficiente, si sostituì progressivamente un’economia cittadina, aperta e molto più complessa. Nelle città, infatti, si tevevano fiere e mercati e si intrecciavano rapporti d’affari tra persone provenienti da paesi sempre più lontani. I commerci si intensificarono talmente che tornò a circolare, dopo molti secoli in cui non era stata più utilizzata, la moneta, molto più comoda per vendere e acquistare le merci.

La circolazione delle merci. Le città, dunque, avevano bisogno di rifornirsi di materie prime, di materiali da costruzione, di generi alimentari, mentre le campagne a loro volta avevano bisogno di prodotti finiti: ciò favorì enormemente lo sviluppo del commercio.

Un ruolo di primo piano nello sviluppo dei commerci lo ebbero alcune città italiane, dette città marinare: le principali erano Venezia, Genova, Pisa e Amalfi; esse infatti stabilirono importanti contatti con l’Impero bizantino e con l’Islam. Tuttavia, ben presto entrarono in contrasto e in conflitto fra loro per il controllo dei mari.
Anche i viaggi via terra ripresero con maggiore intensità, sebbene all’epoca spostarsi fosse molto difficile e rischioso: si dovevano infatti attraversare una serie continua di confini e dogane, dove pagare la tassa di passaggio; i terreni erano spesso accidentati e si rischiava continuamente di incontrare banditi e briganti che infestavano le strade. Inoltre, viaggiare richiedeva moltissimo tempo: la lunghezza massima del percorso giornaliero nei terreni pianeggianti era di circa 40 chilometri.
Col passare del tempo, sorsero nuove vie per collegare i maggiori centri commerciali. Tra questi si distinsero le città sedi di fiere e mercati, dove avvenivano importanti occasioni di incontro fra produttori, commercianti e compratori provenienti da tutta Europa.

I pellegrinaggi. Accanto agli spostamenti per ragioni commerciali, dopo il Mille si era diffusa nuovamente un’antica consuetudine, quella dei viaggi di natura spirituale e religiosa: i pellegrinaggi. Molte erano le motivazioni che potevano spingere ad affrontare un pellegrinaggio: dalla semplice curiosità, alla richiesta di una grazia, all’espiazione di un peccato particolarmente grave. Lo scopo principale del pellegrino, comunque, era quello di ottenere una rinascita spirituale.
Le mete più frequentate dai pellegrini erano Roma, Gerusalemme, e Santiago di Compostela.

Le crociate. La ripresa dei commerci, il flusso continuo e duraturo di uomini da Occidente verso Oriente: singolari e nuovi fenomeni che, inevitabilmente, finirono per confondersi e costituire un’unica realtà, un’inestricabile combinazione di slancio religioso e interessi economici.

Ciò accadde in concomitanza con l’avanzata dei Turchi nei cosiddetti ‘luoghi santi’ della Palestina. Questo fatto scatenò la reazione dell’Occidente cristiano: una reazione impetuosa, violenta, di massa, soprattutto verso Gerusalemme che custodiva il Santo Sepolcro, cioè il luogo dove era stato sepolto Gesù.
In quegli anni, la situazione risultava difficile per l’Impero bizantino, che aveva perduto le ricche regioni della Siria e dell’Asia minore e viveva sotto una costante minaccia di guerra. Il pericolo incombente dei Turchi spinse l’imperatore di Costantinopoli a cercare aiuto, rivolgendo pressanti e continui appelli ai sovrani occidentali e al papa per salvare l’Oriente e la Terra santa.
Iniziò così per l’Occidente l’epoca delle Crociate, un periodo di esaltazione spirituale che contrappose in maniera globale e assoluta la ‘cristianità’ all’Islam, e quindi, ben presto - come si diceva allora - i ‘fedeli’ agli ‘infedeli’.
Per incoraggiare la partenza verso Oriente il papa aveva promessa il completo perdono dei peccati (indulgenza) a chi avesse partecipato alla spedizione contro i Turchi. Nelle campagne e nelle città schiere di predicatori sollecitavano a imbarcarsi per l’Oriente; le loro parole avevano profondamente scosso gli animi della popolazione, ingigantendo il pericolo rappresentato dai Turchi. Era grande poi la speranza di partecipare alla liberazione del sepolcro di Cristo a Gerusalemme. Ebbero però un notevole peso anche il desiderio di avventura, l’aspirazione alla conquista di nuove mercati e di nuove terre, nonché l’illusione di trovare in quei posti lontani le incredibili ricchezze di cui si sentiva spesso parlare nei racconti di mercanti e viaggiatori. In breve: la liberazione del Santo Sepolcro appariva anche uno straordinario mezzo per arricchirsi.
Nel corso di più di un secolo (il XII), papi e sovrani europei organizzarono sette spedizioni, che portarono a successi temporanei.
Dal punto di vista militare le crociate costituirono un vero e proprio fallimento; da un punto di vista economico, sociale culturale ebbero invece conseguenze di grande importanza:
• esse contribuirono a intensificare gli scambi con l’Oriente e a rafforzare la presenza delle repubbliche marinare di Venezia, Pisa e Genova: erano queste ultime che fornivano le navi ai crociati e che conquistavano durante i numerosi viaggi i più importanti mercati orientali;
• le nuove correnti commerciali favorirono lo sviluppo in Europa della classe dei commercianti e degli artigiani;
• i frequenti contatti dei mercanti italiani con popolazioni appartenenti a due importanti civiltà, quella araba e quella bizantina, contribuirono ad ampliare la cultura degli Europei. Attraverso gli scambi con l’Oriente, infatti, arrivarono in Europa non solo spezie, profumi e sete, ma anche i testi degli autori greci perduti che gli Arabi avevano tradotto e sapientemente commentato.
Il Mediterraneo tornò a essere così, come ai tempi dell’antica Roma, il punto d’incontro fra civiltà diverse: si intrecciarono così fittissimi scambi commerciali e culturali.

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