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I Longobardi

La dominazione Longobarda

Il territorio italiano dopo le invasioni: dopo la guerra gotica l’Italia era un paese impoverito e profondamente devastato.
Le strade principali e i ponti furono distrutti dal passaggio degli eserciti dei Germani e non furono più ricostruiti (nessuno era in grado di farlo), e ciò favorì la decadenza delle città: la popolazione infatti si spostò progressivamente nelle campagne e sui monti, luoghi meno esposti ai pericoli.
Questo fenomeno prese il nome di “arroccamento”, poiché la gente si nascose e si isolò in piccoli villaggi circondati da fortificazioni.
I Longobardi in Italia: nel 568 d.C., quindici anni dopo la fine della guerra gotica, i Longobardi, un’altra popolazione germanica, invasero l’Italia da nordest respingendo la difesa Bizantina sulle coste, senza che tra le due fazioni si scatenasse una vera e propria battaglia.

Dilagarono in tutta l’Italia settentrionale e anche in parte di quella centro-meridionale, lasciando ai Bizantini solo alcune zone e città (come Ravenna, Perugia e le isole).
Divisero il territorio tra i loro generali più importanti, che presero la carica di Duca.
Tra i Duchi più importanti ed illustri veniva scelto il Re, il quale era anche il generale supremo alla guida dell’esercito.
Per i Longobardi proprio l’organizzazione militare era strettamente connessa con quella politica, e trovandosi spesso in guerra coi Bizantini, si appoggiarono molto alle città e ai grandi centri abitati (a differenza degli altri popoli di origine germanica) utilizzandoli come quartier generali.
Ciò contribuì a fermare la decadenza urbana: Pavia venne scelta come capitale e sede del Re, mentre Benevento e Spoleto divennero importanti centri di potere.
La formazione del Regno Longobardo: subito dopo la conquista dell’Italia, iniziò però un periodo turbolento per i Longobardi.
Infatti nel 573 d.C. i duchi non accettarono la nomina del Re, e ci furono anni di sanguinose battaglie interne.
Una volta ristabilita l’unità, prima con Re Autari e poi con Re Agilulfo si iniziò un processo di formazione del Regno.
Agilulfo poi, per ingraziarsi i Cristiani e per portar dalla sua parte lo Stato della Chiesa nello scontro contro i Bizantini, si convertì pubblicamente al Cattolicesimo.
Tra il 591 d.C. e il 616 d.C. (ovvero durante il Regno di Agilulfo) la struttura statale era molto solida e così composta:
- Il re era a capo del potere politico e militare
- Consiglieri e collaboratori aiutavano il re nella gestione dello Stato
- I duchi mantennero il ruolo di governatori territoriali
- Vennnero introdotti i Gastaldi, ovvero amministratori locali che aiutavano il duca nella gestione del ducato

Una società semplice: provenendo dalle regioni più orientali dell’Europa, i Longobardi non avevano risentito molto dell’influenza Romana ed erano perciò piuttosto rozzi e arretrati rispetto alle altre popolazioni germaniche.
La società era organizzata in modo molto semplice:
• I guerrieri erano chiamati “Arimanni”, erano uomini liberi e partecipavano alle assemblee (ad es. assemblee del villaggio nelle quali si prendevano le decisioni più importanti). Il loro compito era combattere e cacciare (poiché la caccia era ritenuta una forma di allenamento alla guerra)
• I servi erano chiamati “Aldii”, ed erano uomini semi-liberi poiché non avevano gli stessi diritti dei guerrieri. I loro compiti erano coltivare la terra, allevare il bestiame e creare manufatti.
• Le famiglie erano chiamate “Fara” ed ogni Longobardo ne aveva una di appartenenza
• Tutti gli uomini liberi erano considerati uguali, e solo chi si distingueva per valore o abilità in battaglia poteva aumentare il proprio potere e diventare capo.
Le confische di terre e i primi cambiamenti: quando iniziarono a confiscare le terre dei Latini, i guerrieri e i capi se ne appropriarono: diventarono così Proprietari Terrieri.
Posero i semi-liberi e i Latini a coltivare i campi, utilizzando lo schema tipico del Colonato.
Il sistema di gestione delle coltivazioni era assai semplice, molto più arretrato dell’epoca romana poiché mancavano sia gli strumenti (ad es. utensili) sia la manodopera.

Nonostante grandi parti di terreno confiscate fossero da anni coperte di boschi e paludi (a causa dell’abbandono), questo non rappresentò un problema per i Longobardi, i quali utilizzavano le foreste per dare nutrimenti ai maiali, animali da loro molto apprezzati.
L’adozione del Diritto Romano: con l’assegnazione dei terreni agli uomini liberi, iniziò a crearsi una stratificazione della società, che nel giro di un secolo portò differenze sociali anche tra i Longobardi.
Inoltre si avviò un processo di integrazione con i Latini (e di conseguenza con il Diritto Romano) esperti nell’amministrazione, nella gestione contabile e nella formazione delle leggi.
Nel 643 d.C. il re Longobardo Rotari, con un editto, fece trascrivere in latino le leggi del diritto germanico che fino a quel tempo erano state tramandate oralmente.
Subito dopo l’editto di Re Rotari, si finì per adottare il diritto latino, l’unico in grado di rispondere alle esigenze di una società ormai complessa.

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