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Livingstone, chi era davvero costui?

L’ossessione di arrivare sempre primo
Livingstone – su questo la storia ufficiale ha a lungo glissato – a poco a poco sprofonda in una sorta di delirio: incalzato dalla paura che gli altri lo precedano nelle scoperte, si sbarazza di moglie e figli imbarcandoli per l’Inghilterra, dove per quattro anni vivranno come nomadi, affidati alla carità altrui.
Livingstone ha bisogno delle missioni perché il governo britannico non ritiri il suo appoggio alla spedizione lungo il corso dello Zambesi, che si è rivelato non navigabile.
Perciò incita numerosi inglesi a partire per l’Africa.
Molti di loro moriranno per la malaria, ma Livingstone, che insiste nel ritrarre l’Africa come un "paradiso di ricchezza", non trova di meglio che scagliarsi contro chi "scherza a fare il missionario, e ha quel che si merita".

L’ultimo viaggio diventa un calvario, tra piogge battenti, sanguisughe e progetti che sono null’altro che sogni a occhi aperti.
Ormai scrive dispacci che non spedisce, in cui annuncia nuove scoperte, ma omette date e luoghi.
Livingstone muore nel 1873 in un villaggio a sud - est del Lago Bangweolo. Dopo la sua morte l’Inghilterra passerà a una politica di annessione diretta dei territori africani. Il colonialismo europeo non avrebbe mai fatto penetrare il cristianesimo in Africa, e si sarebbe servito di quella terra in un modo che anche Livingstone, dopo tutto, avrebbe condannato.

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