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Le invenzioni e il decollo industriale in Italia

All'inizio del Novecento, il progresso tecnologico impose alle industrie europee un sempre maggiore investimento di capitali. Nacquero i trust (concentrazione di industrie), che a loro volta diedero origine al capitalismo monopolistico, (controllo del mercato internazionale da parte di pochi trust), che si affiancò al capitalismo finanziario.
Le grandi industrie adottarono nuove tecniche di organizzazione scientifica del lavoro, mettendo in pratica le proposte del taylorismo. Le catene di montaggio comportarono uno sfruttamento più pesante dei lavoratori, portando i partiti di massa socialisti contarono un numero sempre più alto di iscritti e di successi elettorali.Per superare il timore di una rivoluzione socialista, molti conservatori fondati sull'idea di potenza, di dominio, di superiorità razziale.
L'Italia visse, nei primi anni del Novecento, il suo decollo industriale, benché limitato alle regioni del Nord. Lo Stato cominciò a intervenire nella vita economica del Paese e sorsero le prime importanti industrie siderurgiche, elettriche, automobilistiche.
La vita politica italiana fu dominata da Giovanni Giolitti, di orientamento liberale, che ottenne consensi per la politica delle alleanze, ma si alienò le simpatie degli elettori a causa dell'impresa libica.
L'invenzione del motore a scoppio venne applicata al alcuni nuovi e rivoluzionari mezzi di trasporto: l'automobile, il dirigibile e l'aeroplano. Nel 1895 a Parigi vene proiettato il primo film. Altre importantissime invenzioni di questo periodo furono il telefono, l telegrafo, la radio e il fonografo. La scienza fece grandi progressi nello studio della materia e dell'energia (la radioattività fu scoperta dei coniugi Curie all'inizio del secolo).

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