Insurrezioni in Italia


In Italia i tentativi insurrezionali si ebbero nei primi giorni del 1848. Già nell'anno precedente c'erano state varie agitazioni che avevano convinto il papa Pio IX (il cardinale Giovanni Mastai Ferretti eletto nel luglio del 1846) a concedere la libertà di stampa ed altre riforme, il che aveva costretto anche altri sovrani italiani (il re di Sardegna Carlo Alberto, Leopoldo II granduca di Toscana) a concedere analoghe riforme.
Nel 1842 i patrioti italiani cercarono di portare avanti il movimento per ottenere nuove conquiste democratiche. Nel gennaio insorsero i Siciliani, guidati da Rosolino Pilo e Giuseppe La Masa; dopo pochi giorni insorgeva Napoli. Ferdinando II di Borbone fu allora costretto a concedere la Costituzione, il che obbligò anche gli altri sovrani e il papa a fare lo stesso nei loro stati.
Quando poi si ebbe notizia delle insurrezioni di Vienna e di Berlino, i patrioti della Lombardia e del Veneto insorsero anche loro.
Vennero liberati a Venezia i capi democratici Daniele Manin e Niccolò Tommaseo (imprigionati dalla polizia austriaca) e fu creato un governo provvisorio.
Il giorno dopo (18 marzo) insorse anche Milano, sotto la direzione di un consiglio di guerra, del quale faceva parte Carlo Cattaneo.
Dopo cinque epiche giornate di lotta i milanesi costrinsero le truppe austriache comandate dal maresciallo Radetsky ad abbandonare la città per trincerarsi nelle fortezze del «Quadrilatero» (Mantova, Peschiera, Verona, Legnano).
L’insurrezione si estese anche nei ducati di Parma e Lucca.

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