Erectus 1122 punti

Un'Europa in fermento

Mentre la nobiltà recuperava prestigio, la borghesia era esclusa dal potere, così all’interno della borghesia si sviluppa il liberalismo: un movimento che sosteneva la libertà dei cittadini e la necessità di ridurre i poteri dello stato. I liberali chiedevano libertà di riunione, di associazione e di stampa in modo da poter far circolare le proprie idee. Inoltre la borghesia liberale sosteneva che lo stato non doveva intervenire in campo economico, lasciando piena libertà d’iniziativa ai privati (questa teoria è detta liberismo). I liberali chiedevano la limitazione del potere del re attraverso il parlamento eletto dai cittadini. All’interno dei liberali c’erano posizioni diverse: i democratici che volevano il suffragio universale mentre i moderati volevano che il voto fosse in base al censo.
Le idee liberali si diffusero in tutta Europa attraverso giornali clandestini, a diffonderle furono le associazioni segrete, come la carboneria. Altro movimento di pensiero fu il nazionalismo dove i popoli oppressi da altri, chiedevano l’indipendenza del loro territorio (come i popoli della penisola Balcanica oppressi dai Turchi) e i popoli divisi in tanti piccoli stati chiedevano l’unificazione dello stato. La diffusione del nazionalismo e del liberalismo porta a diverse rivolte. In america tra il 1810 e il 1824 le colonie spagnole si ribellarono alla Spagna dando vita a nuovi stati. In Europa tra il 1820 e il 1821 le rivolte furono fermate dalla Francia in Spagna e dalla Santa Alleanza in Italia.

Nel 1822 la Grecia si ribella al dominio turco e nasce il regno di Grecia (1830).
Alcune rivolte del 1830 ebbero successo: in Francia il re Carlo X fuggì e il nuovo re Luigi Filippo d’Orléans con una nuova carta costituzionale aumenta la libertà dei cittadini. Il Belgio si stacca dai Paesi Bassi dando vita a un nuovo stato, mentre le rivolte italiane e polacche vengono fermate.
Nella prima metà dell’ottocento (XIX secolo) in Europa e negli Usa ci furono trasformazioni economiche e sociali. Le industrie tessili (comparse nel settecento in Inghilterra) si diffusero
negli Usa e negli stati europei più ricchi, questo perché c’erano i capitali e che venivano investiti nella costruzione di fabbriche o nell’acquisto di macchine per la produzione.
L’invenzione sia della locomotiva, quindi la realizzazione della rete ferroviaria e sia delle navi a vapore permise un
trasporto delle merci più rapido e una riduzione dei costi. Questo permise di ridurre le differenze regionali di prezzo dei prodotti ( cioè i prezzi divennero più simili sia all’interno di uno stato sia all’interno dell’Europa) e quindi di importare i prodotti delle regioni in cui costavano meno. Tutto questo portò a uno sviluppo del commercio nazionale e internazionale. Vennero abbandonate le produzioni (agricole e industriali) non competitive per una specializzazione produttiva ( cioè si investiva nei prodotti che richiedevano per produrli bassi costi per poi rivenderli).
Lo sviluppo delle industrie e della rete ferroviaria favorì la crescita economica nei paesi industrializzati e creò una forte arretratezza dei paesi agricoli. Nella società degli stati industrializzati si formò la borghesia di proprietari di industrie, banche, imprese commerciali che aveva grossi capitali mentre la nobiltà perdeva definitivamente il potere economico. Inoltre ci fu una crescita degli impiegati, una diminuzione dei contadini e un aumento del proletariato urbano. Le condizioni di grande povertà di quest’ultimi fanno nascere la questione sociale ( è il problema delle condizioni di vita del proletariato urbano) e nascono i primi movimenti socialisti che avevano l’intento di trovare delle soluzioni per distribuire in modo diverso le ricchezze. Nel 1848 il tedesco Karl Marx pubblicò il manifesto del partito comunista in
cui invitava i proletari d’Europa alla rivoluzione.

Hai bisogno di aiuto in Storia per le Medie?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email