Impero Medo e Persiano


II re dei Medi Daiakku fondò un regno medo indipendente, con capitale Ekbatana. Un re medo, Ciassarre, riuscì addirittura ad assoggettare parte del territorio assiro.
Ma il re dei Persiani, Ciro, si ribellò e creò un impero persiano. Ciro, figlio di Achemène (le dinastie dei re persiani si dicono appunto degli «Achemenidi», cioè dei discendenti di Achemène) viene ricordato nella storia con l'appellativo, ben meritato, di «il Grande».
Ciro fu il primo genio militare della storia, il primo grande capitano, stratega, uomo politico.
L’arte militare degli antichi popoli, se si eccettuino i tentativi organizzativi degli Assiri e degli Ittiti, si riduceva allo schierare in campo quanti più uomini fosse possibile ed a lanciarli all’attacco, più o meno ordinatamente.
Non esistevano i concetti di attacco avvolgente, ritirate strategiche, manovre diversive, scaglionamenti, pattugliamenti, schieramenti sul centro, sulle ali.
Ciro, invece, fu un maestro in tutto ciò. Per la prima volta si vide in campo un esercito numerosissimo, potentemente armato di ferro, capace di eseguire le più complesse manovre. Questo esercito ben presto si rivelò invincibile.
Con esso Ciro passò di vittoria in vittoria: invase l’Asia Minore, conquistò la Lidia, battendone il ricchissimo re Creso, conquistò quella regione che ora si chiama Pakistan, poi invase la Mesopotamia e conquistò Babilonia
Ciro si rivelò anche ottimo uomo politico, escogitando un sistema di governo che permise ai Persiani di dominare a lungo sulle regioni soggette. Il sistema consisteva nel manifestare clemenza e tolleranza verso i popoli sottomessi, lasciando quindi che essi conservassero usi e costumi propri, non dissanguandoli con imposizioni eccessive, tuttavia tenendoli saldamente sotto controllo da un punto di vista economico e militare.
Ciro morì in una campagna militare, lasciando però un vasto impero, un esercito potente, una grande flotta, nonché i suoi insegnamenti politici e militari.
I suoi successori posero la capitale a Susa e dominarono sull’Asia Minore, la Siria, la Palestina, l’India, la Mesopotamia, l'Egitto, la Libia, l’Etiopia.
L’impero venne organizzato secondo le direttive di Ciro. Il re governava servendosi di esperti funzionari: il territorio era diviso in province, dette «satrapìe» e governate da un «sàtrapo». I «satrapi» erano severamente controllati da ispettori reali detti «occhi del re». Questi ispettori percorrevano in lungo e in largo l’impero, servendosi di grandi vie di comunicazione, che permettevano anche il rapido scambio delle merci e gli spostamenti veloci dell’esercito.
Il sistema fiscale (cioè il pagamento e la riscossione delle tasse) era semplice: ogni «satrapia» pagava un tributo, non eccessivo, in danaro o in natura (merci, viveri, oggetti, metalli pregiati). Col provento dei tributi lo Stato manteneva gli impiegati, gli ispettori, l’esercito, costruiva nuove strade: una delle più belle strade persiane, quella da Susa a Sardi (2500 chilometri) fu appunto realizzata coi tributi delle «satrapie».

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