Dall’imperialismo al primo dopoguerra

Gli avvenimenti, i problemi e le innovazioni che caratterizzano questo secolo sono davvero tanti, e tutti di notevole importanza. Tra il 1870 e 1914 possiamo dire di assistere a una seconda rivoluzione industriale, che conduce alla nascita di grandi concentrazioni di imprese per ottenere un maggior controllo del mercato (a causa della crisi della sovrapproduzione).
Crebbero gli investimenti per l’innovazione tecnologica, consentendo di ridurre i prezzi dei beni di consumo e di aumentare il numero dei consumatori. È di questo periodo, infatti, l’introduzione della catena di montaggio nelle fabbriche, che rese il lavoro più automatico e ripetitivo, per cui si potevano utilizzare operai non specializzati e a basso costo.
La necessità di reperire nuovi mercati fece aumentare la corsa alle colonie, sviluppando un tipo di politica conosciuta con il nome di “imperialismo”, il cui obbiettivo era anche quello di ottenere il consenso dell’opinione pubblica, distraendola dai gravi problemi interni. Gli anni che precedono la Prima Guerra Mondiale (1914-1918), proprio perché si caratterizzano per un periodo di pace e di bene economico, sono passati alla storia come gli anni della belle èpoche, dove si respirava un clima di apparente tranquillità. Nelle ceneri, invece, si covavano tensioni e problemi che esplosero con la prima guerra mondiale.

Un attentato terroristico (l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo e di sua moglie a Sarajevo, 28 giugno 1914) determinò lo scoppio della prima guerra mondiale che, nel giro di pochi mesi; coinvolse tutti i principali Stati europei, provocando migliaia di morti, non solo tra i soldati, ma anche tra la popolazione civile.
L’entra in guerra, nel 1915, divise l’opinione pubblica in interventisti (favorevoli) e neutralisti (contrari), ma alla fine l’Italia entrò in guerra a fianco della Francia e dell’Inghilterra, con gravi perdite umane e sociali. Il periodo post bellico, in tutta Europa, fu particolarmente difficile. A livello politico la più grande conseguenza della guerra fu la caduta dell’Impero Russo, dell’Impero Ottomano e di quello Asburgico.
Negli anni Venti tutta l’Europa fu caratterizzata dalla nascita dei regimi totalitari: il fascismo in Italia, il nazismo in Germania e lo stalinismo in Unione Sovietica.

Il simbolo dei Fasci italiani di combattimento ripreso, come molte delle insegne fasciste, dall’Impero romano. Nell’antica Roma i fasci, costituiti da verghe lignee tra cui era inserita una scure, erano il segno di distinzione dei magistrati. Benito Mussolini, leader del fascismo in Italia.


Adolf Hitler, leader del nazismo in Germania.

Joseph Stalin, leader dello stalinismo in
Unione Sovietica.
Nel 1929 una grave crisi economica coinvolse quasi tutti i paesi del mondo: la Borsa americana di New York subì un tracollo che ebbe fortissime ripercussioni su tutto il sistema economico mondiale e in modo particolare su quello europeo, che non aveva ancora risolto i problemi economici e politici della fine della Grande Guerra.
Le difficoltà della pace forzata si reggevano su equilibri, che ben presto entrarono in crisi e che, nel giro di un decennio, portarono allo scoppio della seconda guerra mondiale.
La Seconda Guerra Mondiale


 Le Origini della Guerra a le Responsabilità

La seconda guerra mondiale è stato l’evento più tragico che l’umanità abbia mai vissuto. Il conflitto si estese ovunque nell'intero pianeta e coinvolse più nazioni di qualsiasi altro, negli scenari di guerra i combattenti introdussero nuove e potenti armi, che ebbero il loro culmine nell'uso della bomba atomica. Nonostante ciò non tutte le nazioni furono coinvolte; alcune mantennero la neutralità (come Eire, Svezia e Svizzera), altre erano insignificanti dal punto di vista strategico, ma si schierarono comunque (come il Messico). Questa guerra colpì le popolazioni civili più gravemente di qualsiasi altro conflitto precedente, a cui in Europa si aggiunse l’olocausto condotto dal nazismo nei confronti degli ebrei, così come per diverse altre significative uccisioni di massa di civili inermi. In totale, la seconda guerra mondiale causò circa 70 milioni di vittime (circa il 2% della popolazione mondiale di allora), più di qualsiasi altro conflitto. Al contrario della prima guerra mondiale, la cui causa fu l’attentato di Sarajevo, la questione delle responsabilità per il secondo conflitto fu assai meno controversa: la causa scatenante, essenzialmente, fu l’aggressività della Germania, sulle altre potenze che presero parte attivamente e passivamente alla guerra, e che a loro volta non furono immuni da errori e da colpe. Conseguentemente, si può affermare che il conflitto fu dunque originato a causa delle ideologie divergenti tra le democrazie e le dittature del tempo.


 Patti stipulati

IL PATTO D’ACCIAO: fu stipulato nel maggio del 1939, fra Mussolini e Hitler, nonostante l’Italia non fosse né economicamente, né militarmente preparata al futuro conflitto. Il patto stabiliva che, se una delle due parti si fosse trovata impegnata in un conflitto (anche in veste di aggressore), l’altra sarebbe stata obbligata a scendere in campo a suo fianco. Dato l’impreparazione dell’Italia, Mussolini e il ministro degli esteri italiano Ciano, si fidarono delle promesse verbali di Hitler, circa la sua intenzione di non scatenare la guerra prima di due o tre anni dal patto. Da esso scaturirà in seguito con il Giappone il patto tripartito, nel rispetto delle intenzioni espansionistiche del Giappone stesso.

IL PATTO TEDESCO-SOVIETICO O PATTO RIBBENTROP E MOLOTOV: L’unione sovietica, convinta del fatto che i governi occidentali non avessero alcuna intenzione di appoggiarla e di offrirle aiuto, cominciò ad interessarsi alle offerte d’intesa che giungevano dalla dittatura tedesca. Così il 23 agosto 1939, il ministro degli esteri tedesco (Ribbentrop) e quello russo (Molotov), firmarono a Mosca il patto detto anche di “non aggressione”: quest’ultimo rappresentava l’accordo tra due regimi ideologicamente contrapposti, e fu accolto dal resto del mondo con indignazione. Il patto, tuttavia era momentaneo, e servì a Hitler per conquistare del tempo prima dell’inevitabile scontro con la stessa URSS, a causa delle loro intenzioni espansionistiche, nello scenario territoriale bellico. Infatti, venuta a conoscenza delle intenzioni di Hitler, l’URSS si schierò sul fronte opposto, con Francia, Inghilterra, e USA.
 Fasi della guerra
1939: L’INIZIO DELLA FINE


SPARISCE LA POLONIA: Il formidabile esercito tedesco in pochi giorni seppellì la Polonia. Tremendi bombardamenti aerei sbriciolarono le fortificazioni, le ferrovie, gli aerodromi, i nodi di comunicazione polacchi. Il 17 del 1939, secondo l’accordo di Mosca, l’esercito sovietico invase la Polonia da est, e l’eroico esercito polacco, preso tra due fuochi, dopo una disperata resistenza, dovette arrendersi il 27. La Polonia venne spartita tra Russia e Germania con il trattato di Mosca del 28 settembre 1939. Nello stesso anno i Tedeschi occuparono la Danimarca e la Norvegia.
L’INVASIONE DELLA FRANCIA E LA “BATTAGLIA D’INGHILTERRA”: Nel maggio 1940 la Germania scatenò l’attacco decisivo contro la Francia, il cui esercito era schierato lungo una possente linea fortificata, detta “linea Maginot”, una delle strutture difensive più importanti d’Europa. Essa si snodava lungo la frontiera tra Francia e Germania, interrompendosi all’altezza del confine franco-belga. Hitler decise di aggirare la linea Maginot e di invadere la Francia passando dal Belgio, dopo avere attraversato con il suo esercito Paesi Bassi e Lussemburgo, i quali, come il Belgio, si erano dichiarati neutrali. Dopo aver varcato il confine Francese le truppe Tedesche giunsero rapidamente a Dunkerque, città affacciata sul canale della Manica dove si erano stabiliti i rinforzi britannici. L’esercito inglese fu costretto a una frettolosa ritirata via mare. Sfruttando la sorpresa provocata nei Francesi dall’invasione del Belgio, nel maggio 1940 la Wermacht penetrò rapidamente nel territorio francese e il 14 giugno occupò Parigi. Il 22 giugno la Francia firmò l’armistizio con la Germania. Il territorio francese fu diviso in due: l’area settentrionale venne occupata dai nazisti e posta sotto il controllo diretto di un comando militare tedesco; le regioni centro-meridionali vennero invece affidate a un governo collaborazionista, guidato dal maresciallo Pétain e con sede a Vichy. In questa difficile situazione il generale francese Charles De Gaulle riuscì a fuggire a Londra, dove costituì il governo in esilio della Francia libera e dove organizzò la resistenza antinazista. La Gran Bretagna restava l’unica potenza ancora in grado di opporsi alla Germania di Hitler. A partire dal luglio 1940 l’aviazione tedesca bombardò sistematicamente il territorio inglese con bombe auto-guidate, le famose V2. Nonostante le difficili condizioni in cui erano costretti a vivere, gli Inglesi non si persero d’animo e sostennero con accanimento la resistenza contro il nemico. Per la prima volta un paese europeo riusciva a opporsi alla Germania di Hitler.

 Italia entra in guerra
Mussolini, dopo l’iniziale dichiarazione di non belligeranza, cioè che l’Italia restava formalmente alleata alla Germania ma non scendeva in campo per il momento, decise l’entrata in guerra dell’Italia, che dichiarò guerra alla Francia e alla Gran Bretagna il 10 giugno 1940. Dopo l’occupazione di Parigi, il 24 giugno 1940 la Francia fu costretta a firmare l’armistizio anche con l’Italia. Forti delle vittorie ottenute dall’esercito del Fuhrer, Germania, Italia e Giappone firmarono a Berlino, il 27 settembre 1940, il patto Tripartito.
 Operazione Barbarossa e la “soluzione finale”
In Africa settentrionale le truppe dell’Asse furono sconfitte e l’Italia perse il suo impero. Anche l’invasione italiana della Grecia fallì. I Tedeschi costrinsero allora Ungheria, Bulgaria e Romania a entrare in guerra al loro fianco, sconfissero la Grecia e smembrarono la Iugoslavia. Nel 1941 Hitler ordinò l’invasione l’Unione Sovietica (nome in codice: Operazione Barbarossa), ma rigori dell’inverno, la tattica russa della “terra bruciata” e la controffensiva dell’Armata rossa bloccarono l’avanzata dei Tedeschi. Nel 1942 su quasi tutta l’Europa incombeva il dominio tedesco che sfruttò economicamente i Paesi sottomessi, reprimendo qualsiasi opposizione. Durante l’occupazione tedesca, si consumò il più grave crimine dell’umanità: lo sterminio degli ebrei nei lager, detta anche “Shoah”.


 L’entrata in guerra degli Stati Uniti e la guerra con il Giappone
Sul fronte asiatico, il Giappone continuava la sua politica aggressiva in Cina. Verso la fine del Giappone era salito al potere un governo antiamericano e propenso alla guerra. Nel novembre, gli Stati Uniti inviarono al governo giapponese una dura nota, nella quale chiedevano il ritiro delle truppe giapponesi dalla Cina. I Giapponesi risposero con un tremendo bombardamento effettuato di sorpresa il 7 dicembre sulla base americana di Pearl Harbour. Era la guerra con gli Stati Uniti; l’11 dicembre anche Germania e Italia dichiaravano guerra alla Repubblica Americana.

 IL 1942 : L’anno della svolta
SUL FRONTE RUSSO: L’offensiva tedesca arrestata dall’inverno riprese l’8 maggio con una serie di poderosi colpi: furono occupate Sebastopoli, Voronesc, Rostov e fu raggiunta (ma non conquistata) Stalingrado. Ma erano gli ultimi sforzi: l’esercito sovietico, riavutosi dai tremendi colpi iniziali, preparava la sua rivincita.
SUL FRONTE DEL PACIFICO:
Nei primi mesi del 1942 ci fu una serie di spettacolosi trionfi dei Giapponesi: conquistarono la Malesia e Singapore, la Birmania, l’Indocina e il Siam, tutte le Indie Olandesi, le Marianne, le Salomone, la Nuova Guinea, le Filippine e parte delle Aleutine. Fu una cosa impressionante: i Giapponesi avevano bisogno di fare presto. Dovevano conquistare una zona di protezione, e assicurarsi territori ricchi di materie prime, prima che gli Stati Uniti potessero riprendersi e passare al contrattacco. Ma sorretti dalla loro fenomenale potenza industriale, gli Stati Uniti si ripresero presto, e iniziarono la controffensiva nella prima metà del ’42. Si iniziò la serie dei successi americani: fra il 1943 e il 1944 essi non solo ripresero le posizioni perdute, ma organizzarono l’attacco a fondo contro lo stesso Giappone.
 La resistenza in Italia:
Il regime fascista, premuto dall’avanzata degli Alleati e a causa del crescente malessere sociale, entrò in crisi. La caduta di Mussolini fu il risultato di un accordo fra il re e gli uomini più vicini al duce, oramai consapevoli del fatto che la guerra era perduta e della necessità di salvare l’Italia da una disfatta totale al fianco della Germania nazista. Il Gran consiglio del fascismo, convocato il 25 luglio 1943, tolse la fiducia a Mussolini e chiese al re di assumere direttamente il comando delle operazioni di guerra. Il giorno seguente Vittorio Emanuele III costrinse Mussolini a dimettersi e investì della carica di primo ministro Pietro Badoglio. Hitler aveva intuito che le affermazioni di Badoglio nel proseguimento della guerra servivano solo per perdere tempo, in vista di un armistizio con gli Anglo-Americani, che venne firmato il 3 settembre 1943 presso Siracusa la notizia fu resa nota l’8 settembre: da quel giorno i Tedeschi iniziarono ad invadere la penisola, procedendo da nord verso sud. Alla fine del 1943, l’Italia era diviso in due: mentre l’Italia meridionale, occupata dagli Alleati, si formò il primo governo con la partecipazione di tutti i partiti anti fascisti; al nord Mussolini, liberato dai Tedeschi, istituì la Repubblica di Salò (Rsi). Il 13 ottobre 1943, a poco più di un mese dall’armistizio, il governo Badoglio dichiarò guerra alla Germania. Tra il 1943 e il 1945, nell’Italia settentrionale occupata da nazisti e repubblicani, riuniti nel CLN (Comitato di liberazione nazionale), opposero una dura resistenza che costò migliaia di vittime da entrambi le parti.
 La fine della guerra
Nel 1944, mentre la controffensiva sovietica costringeva i Tedeschi alla ritirata sul fronte orientale, gli Anglo-Americani sbarcavano in Normandia per l’offensiva finale. Tremendi bombardamenti distrussero gran parte del territorio tedesco: la Germania firmò la resa senza condizioni. Il 25 aprile 1945, con la sconfitta definitiva della Germania, l’Italia riacquistò la libertà. Mussolini venne fucilato dai partigiani mentre Hitler, il 30 aprile, decise di suicidarsi. Prima della fine del conflitto, Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Sovietica stabilirono le basi politiche della futura Europa dividendo il continente in due aree di influenza. Nel Pacifico procedeva la controffensiva americana contro i Giapponesi. Per costringerli alla resa il presidente americano Harry Truman autorizzò l’uso della bomba atomica sulle città di Hiroshima e Nagasaki nei giorni 6 e 9 agosto 1945. Il 2 settembre i Giapponesi si arresero senza condizioni, si chiudeva così la Seconda guerra mondiale.


Il secondo dopoguerra
Dopo la Seconda guerra mondiale il mondo appare notevolmente cambiato, diviso in due blocchi contraddistinti, con a capo le due super potenze: gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Anche l’Europa è divisa in due: l’Europa occidentale, che segue la politica americana e quella orientale, che segue la linea dell’Unione Sovietica. Il simbolo più forte di questa suddivisione è la Germania, divisa in Repubblica federale tedesca e Repubblica democratica tedesca, e la stessa città di Berlino, spezzata in due da un muro che separa le due Germanie. Nei decenni successivi al secondo dopoguerra si assiste, al fenomeno della decolonizzazione: questo processo avviene in maniera e in tempi diversi, con la lotta armata o con la resistenza passiva e pacifica, come nel caso dell’India che, sotto la guida di Mohandas Gandhi, nel 1947 riuscì a conquistare l’indipendenza dalla Gran Bretagna con il metodo della “nonviolenza”. Anche in Italia le conseguenze della guerra si fecero tristemente sentire. Il 2 giugno 1946, dopo vent’anni di dittatura fascista, si tennero in Italia le prime elezioni politiche con capo del governo Alcide De Gasperi: il referendum per decidere se l’Italia doveva continuare ad essere una Monarchia o una Repubblica. Per la prima volta alle elezioni parteciparono anche le donne. La Repubblica vinse con due milioni di voti in più rispetto alla Monarchia.

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