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L'illuminismo: la luce della ragione

L'illuminismo è un movimento culturale iniziato nel Settecento. Il termine deriva dalla parola francese lumières che vuol dire luci. Secondo gli illuministi, la ragione doveva, appunto, illuminare il mondo oscurato ormai da secoli da credenze e superstizioni. Gli illuministi erano spesso atei (non credevano in nessuna divinità) o deisti (credevano nell'esistenza di un essere supremo che ha creato il mondo e si può affermarne l'esistenza attraverso la ragione) ma comunque erano sempre tolleranti.
Fino al secolo XVIII la Chiesa era stata l'istituzione culturale più autorevole: le idee degli illuministi erano un pericolo per la Chiesa. Molti dei libri pubblicati dagli illuministi furono inseriti nell'Indice dei libri proibiti per ostacolare la diffusione delle idee illuministe. Invece dal canto loro, gli illuministi criticavano profondamente ogni religione facendo notare, ad esempio, che alcune religioni permettevano la salvezza solo ai relativi seguaci ma nessun Dio poteva volere la rovina della maggior parte dell'umanità.

L'illuminismo rinnovò molti ambiti tra i quali la politica: Charles de Montesquieu scrisse ne Lo spirito delle leggi a proposito di tre forme di governo ossia repubblica, monarchia e dispotismo (una specie di dittatura) illuminato. Secondo lui, la forma di governo più adatta era una monarchia nella quale i tre poteri legislativo, esecutivo e giudiziari restassero separati. Il modello migliore era evidentemente la monarchia costituzionale inglese. Voltaire riteneva, invece, che il governo migliore fosse un dispotismo illuminato nel quale il monarca garantisse i diritti e la libertà dei borghesi. Jean-Jacques de Rousseau scrisse ne Il contratto sociale che i mali della società derivassero dalla proprietà privata, della sottomissione dei poveri ai ricchi e dalla diseguaglianza economica. La migliore forma di governo secondo Rousseau era la repubblica, le leggi dovevano essere scelte direttamente dal popolo come le antiche città greche.
Al di fuori del territorio francese, Cesare Beccaria pubblicò Dei delitti e delle pene nel quale descrisse e dimostrò l'inutilità della pena di morte e della tortura (a quei tempi la pena di morte era ammessa in tutti gli stati). In seguito, con Pietro Verri, fondò una rivista culturale, Il Caffè.
La maggior opera mai pubblicata fu l'Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri, diretto da Diderot e D'Alembert, ma vi collaborarono molti altri pensatori, filosofi, scienzati, economisti e storici. L'Enciclopedia fu pubblicata in 28 volumi di cui 11 contenenti tavole illustrative. Trattava di tutte le conoscenze dell'uomo fino all'epoca.

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