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Nel corso del III secolo d.C., le condizioni di vita della popolazione dell'Impero Romano andavano sempre peggiorando a causa della crisi politica,economica e sociale. Per tentare di imporre la fine di questo processo di decadenza, l'imperatore Diocleziano (285-305 d.C.) divise i territori in un sistema di quattro prefetture detto tetrarchia, stabilendo anche delle regole per la successione del trono imperiale.
Dandosi il soprannome di Augusto, Diocleziano nominò come "Augusto" d'Occidente Massimiano, e nominarono anche i due Cesari che poi li avrebbero sostituiti: Galerio per Diocleziano e Costanzo Cloro per Massimiano, ai quali affidarono anche una parte dei loro territori. Inoltre Diocleziano divise l'Impero in dodici diocesi, composte a loro volta da un centinaio di province.

Per ridurre i danni del dissesto finanziario, Diocleziano impose una riforma fiscale basata sul censimento dei beni posseduti (catasto), mentre per frenare la crisi economica emanò un editto dei prezzi e impose la precettazione, imposizione che vietava ai lavoratori e alla loro futura prole di cambiare il proprio mestiere. Questa riforma tuttavia non migliorò la situazione dei contadini, che finirono per diventare i servi della gleba.

Dopo la morte di Diocleziano ebbe inizio un periodo di guerre civili (306-312 d.C.) tra i comandanti militari per la conquista del potere. Tra questi si impose il figlio di Costanzo Cloro, Costantino, che sconfisse Massenzio, figlio di Massimiano, a Ponte Milvio (312 d.C.) e spartì il suo potere con Licinio, generale che prese il controllo dell'Oriente.

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