Cesare in Gallia


Per molti anni la storia romana fu caratterizzata dalla personalità di Gaio Giulio Cesare.
Cesare fu un uomo di stato di grande levatura: egli ebbe il merito dì capire che ormai i tempi richiedevano un nuovo tipo di organizzazione politica e cercò di prepararla.
Non appena venne eletto console, secondo gli accordi con Pompeo e Crasso, propose delle leggi con le quali si moralizzava la vita pubblica, si aiutavano gli Italici, sì colpiva la corruzione. Poi, stranamente, Cesare si fece mandare lontano da Roma.
Secondo l’uso, ogni console veniva designato ad amministrare una provincia importante: Cesare scelse invece una provincia inospitale, la Gallia, che era divisa in tre parti:
1. Gallia Cisalpina (al dì qua delle Alpi; completamente romanizzata);
2. Gallia Narbonense (o «Provincia» — da cui l’odierno nome di «Provenza» alla regione corrispondente — da poco conquistata);
3. Gallia «selvaggia» (popolata da varie tribù barbariche). Ai tempi di Cesare alcune tribù della Gallia «selvaggia» (Edui, Sequani, Alverni) minacciavano di sconfinare nella Gallia romana; altre tribù, poi, come quella degli Elvezi (che occupava l'odierna Svizzera), mostravano l'intenzione di entrare in territorio romano.
Cesare aveva scelto la Gallia poiché voleva intraprendere una politica di conquiste che lo avrebbe reso ancora più popolare e gli avrebbe inoltre permesso di temprarsi un esercito formidabile.
In effetti Cesare in breve tempo batté i popoli barbarici (a Bibratte gli Elvezi, sul Reno il Germano Ariovisto, al di qua del Reno i Belgi) e conquistò tutta la Gallia.
Tornò a Roma accolto con onori trionfali, poi chiese di tornare in Gallia per altri cinque anni, mentre Pompeo prendeva il governo della Spagna e Crasso quello della Sìria, dove venne ucciso in una spedizione militare.

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