Cesare contro Pompeo


Pompeo al contrario di Cesare che partì per la campagna in Gallia, preferì restare a Roma, accanto al senato, poiché aveva compreso che le intenzioni di Cesare erano quelle di tenere il potere da solo.
In pratica il triumvirato sì era sciolto, anche per quanto riguardava i rapporti familiari tra Cesare e Pompeo, poiché Giulia era morta.
Pompeo decise di prevenire Cesare e si fece nominare dal senato console senza collega: in pratica dittatore. Cesare allora stabilì di tornare in Italia con le sue truppe, ma Pompeo fece emettere dal senato un decreto secondo il quale Cesare doveva sciogliere l’esercito e tornare a Roma da privato cittadino, altrimenti sarebbe stato dichiarato nemico della patria.
Cesare, dopo qualche esitazione, non obbedì e varcò il fiume Rubicone, che segnava il limite oltre il quale nessun cittadino di Roma poteva guidare truppe, alla testa delle sue legioni (49 a.C.).
Di fronte alla decisione di Cesare, Pompeo e il senato fuggirono e Cesare entrò in Roma accolto dalla folla in delirio.
Cesare si comportò con generosità e saggezza. Non infierì sui seguaci di Pompeo ma comunicò che intendeva far cessare ogni discordia, affinché la vita riprendesse con slancio ed ordine, il che avvenne.
Successivamente, in rapidissime puntate, sgominò a Farsa, in Grecia, Pompeo che aveva organizzato un esercito e a Tapso in Spagna, a Munda in Africa sbaragliò reparti di pompeiani.

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