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Wilde - Uno scandalo vittoriano

I processi
La vicenda giudiziaria che vede Oscar Wilde come protagonista ha inizio da una denuncia per diffamazione che lo stesso scrittore sporge contro il marchese di Queensberry.
L’odio del marchese è scatenato dalla relazione che lega suo figlio, lord Alfred Douglas, a Wilde.
Il processo contro lord Queensberry si apre il 3 aprile 1895.
Durante il suo svolgimento, Wilde ammette di aver coabitato in varie occasioni con Alfred Douglas e di aver frequentato ambienti equivoci.
Le opere dello scrittore, che rivelano il suo edonismo, sono citata come confessioni autobiografiche.
Lord Queensberry viene rapidamente assolto.
Ma se non ha calunniato, ciò che afferma è vero, e la magistratura non può fare altro che incriminare Wilde.
L’accusa è quella di <<atti immorali e corruzione di giovani>>.

Il primo processo contro lo scrittore si apre il 26 aprile e si conclude con l’assoluzione: l’avvocato di Wilde dimostra che le testimonianze a carico del suo cliente sono inattendibili.
La magistratura ordina però un seconda processo.
Le accuse sono le stesse.
I testimoni anche.
Il 25 maggio viene emesso il verdetto: lo scrittore è riconosciuto colpevole e condannato a due anni di carcere e di lavori forzati.
Inizia per lui un declino inesorabile.
L’opinione pubblica – che prima dello scandalo lo osannava – lo abbandona.
La rovina economica e sociale è completa.
Le sue opere vengono ritirate dalle librerie.
Le sue commedie scompaiono dai cartelloni.
Tutti i suoi beni vengono venduti.
Scontata la pena, Wilde lascia l’Inghilterra e cerca, senza risultati, di tornare a scrivere.
Muore di meningite, solo e povero, a Parigi.

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