1944-45: La vittoria degli Alleati

L’AVANZATA DEGLI ALLEATI
Nel 1944 gli eserciti anglo-americani proseguirono la loro avanzata e in Italia gli Alleati sfondarono la linea Gustav liberando Roma (4 giugno). I Tedeschi, quindi, furono costretti a ritirarsi verso nord.
Da quel momento, però, l’avanzata degli Alleati si arrestò per tutto l’inverno del 1944 e nell’aera del Pacifico i Giapponesi furono costretti dagli Stati Uniti ad abbandonare i territori occupati.
Sul fronte orientale, invece, l’avanzata sovietica proseguiva senza problemi; l’Armata Rossa, infatti, si spinse verso i Balcani e l’Europa centrale puntando la Germania.

LO SBARCO IN NORMANDIA
L’anno 1944 fu per gli Alleati l’anno dell’apertura di un “secondo fronte” dopo quello italiano. La decisione, infatti, fu presa nella Conferenza di Teheran, in cui si incontrarono Stalin, Roosvelt e Churchill. Questo “secondo fronte” era appoggiato in particolar modo da Stalin e Roosvelt, mentre Churchill preferiva rafforzare l’impegno degli Alleati nel Mediterraneo e nei Balcani.

In ogni caso, i tre alleati attuarono uno sbarco in Normandia nel 1944; questa operazione venne chiamata “operazione Overlord. Tra il 5 e il 6 giugno, infatti, sotto il comando del generale Eisenhower, un esercito formato da 3 milioni di uomini, con navi da guerra, anfibi, iniziò ad invadere la Normandia.
I Tedeschi si aspettavano uno sbarco a Calais, e pertanto si trovarono a disagio e resistettero accanitamente.
Dopo 2 mesi di combattimenti, gli Alleati sfondarono le difese tedesche e cominciarono a conquistare il nord della Francia.
Il 15 agosto venne effettuato un altro sbarco delle truppe americane sotto il comando del generale De Gaulle. Pochi giorni dopo, il 26 agosto, gli Alleati e il generale De Grulle entrarono a Parigi e quindi verso la metà di settembre la Francia era completamente liberata.

LA RESA DELLA GERMANIA
Nonostante i continui bombardamenti che la Germania subì tra il 1944 e il 1945, Hitler non voleva arrendersi. Al contrario, egli impose alle forza armate di resistere ad oltranza e ordinò alla Germania la totale mobilitazione, chiamano alle armi anche i giovanissimi.
Così facendo, l’avanzata degli Alleati venne ritardata solo di qualche mese, causando solo ulteriore sofferenza per la stessa Germania.
Nel 1945 la Germania si trovò tra due eserciti: a ovest gli Anglo-Americani e ad est i Sovietici. In quello stesso anno le truppe alleate entrarono in Germania; nello stesso tempo l’Armata Rossa entrava in Austria giungendo a Vienna.

Il 25 aprile 1945 l’esercito americano si incontrò con quello sovietico presso il fiume Elba.
Negli stessi giorni l’Italia venne liberata e la Germania iniziò la ritirata.
Il 30 aprile Hitler si suicidò insieme ad altri capi nazisti, proprio quando i Russi stavano entrando a Berlino.
Il suo successore fu l’ammiraglio Donitz che, il 7 maggio 1945, firmò la resa senza condizioni.
La fine della guerra per la Germania contava per essa circa 6 milioni di morti.

LA SCONFITTA DEL GIAPPONE
Nel 1945 in Europa la guerra era ormai terminata, ma proseguiva nell’Oceano Pacifico.
I Giapponesi, infatti, continuavano a resistere, affidandosi ai kamikaze, i quali erano piloti suicidi che si lanciavano sulle navi nemiche con aerei carichi di esplosivo.
Nonostante ciò, nemmeno i sacrifici dei kamikaze potevano ribaltare le sorti del conflitto nel quale gli Stati Uniti stavano impiegando grandi potenziali come le navi portaerei. Il Giappone, quindi, era sconfitto militarmente ma continuava a combattere.
Il 12 aprile 1945 il presidente americano Roosvelt morì e gli succedette Harry Truman. Egli decise di piegare definitivamente il Giappone usando la bomba atomica, un’arma devastante realizzata nei laboratori americani.
Lo scopo principale di questa bomba era di dimostrare al mondo la superiorità militare degli Stati Uniti.
Il 6 agosto 1945 quindi, una bomba atomica rase quasi completamente al suolo la città di Hiroshima, causando la morte di 100 mila persone.
Il 9 agosto, invece, fu la volta di Nagasaki.
Il giorni prima, l’Unione Sovietica aveva dichiarato guerra al Giappone, pertanto a quest’ultima non restava altro che chiedere la resa senza condizioni, firmata il 2 settembre 1945.

La seconda guerra mondiale, quindi, terminò e contò la morte di circa 50 milioni di persone.

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