Dopo la prima guerra mondiale la prima area di crisi in Italia è alimentata da un largo settore dell'opinione pubblica, di sentimento nazional-patriottico che manifesta il suo dissenso nei confronti delle condizioni di pace che si stanno elaborando a Versailles. Il patto di Londra, stipulato nel 1915 aveva stabilito che in caso di vittoria delle forze dell'Intesa Trento, Trieste e regioni circostanti e pure la Dalmazia sarebbero andati all'Italia ma nel corso delle trattative di pace per una netta opposizione di presidente statunitense Wilson che vuole fare valere il principio della corrispondenza tra nazioni e stati, la Dalmazia e viene assegnata alla Jugoslavia invece che all'Italia. Questo trattamento viene denunciato dai gruppi nazionalisti italiani che parlano di una vittoria mutilata, espressione coniata da Gabriele D'Annunzio, con ciò si vuole dire che il governo che ha condotto le trattative non ha fatto abbastanza per difendere gli interessi italiani e non era riuscito a far rispettare il patto di Londra. Il settore di opinione pubblica sensibile a questo tipo di critica non è piccolo e osserva con crescente entusiasmo ciò che Gabriele D'Annunzio fa in segno di protesta estrema per la "mutilazione della vittoria". Ai primi di settembre del 1919 D'Annunzio si reca a Ronchi nei pressi di fiume dove è di stanza un battaglione dell'esercito italiano che disobbedendo agli ordini dei superiori decide di eleggerlo a proprio capo. Al battaglione si uniscono diverse centinaia di volontari che sono accorsi nella zona dell'appello lanciato da D'Annunzio dei giorni precedenti. Alla testa di questa forza armata che risponde ai suoi ordini, D'Annunzio il 12 settembre del 1919 marcia sul Fiume ed entra in città, costringendo i contingenti interalleato ad allontanarsi. Nei mesi successivi i governi liberali di Giolitti e Nitti cercano di ostacolare l'iniziativa di D'Annunzio che rischia di provocare una gravissimo "incidente Internazionale". Il 12 novembre del 1920 Giolitti firma con la Jugoslavia il trattato di Rapallo che consegna la Dalmazia alla Jugoslavia tranne la città di Zara che viene assegnata all'Italia. Vedendo che le norme fissate dal trattato di Rapallo stabiliscono che Fiume sia una città libera, Giolitti dà ordine all'esercito regolare italiano di scontrarsi e attaccare le forze irregolari guidati da D'Annunzio, il che viene eseguito nel giorno di Natale del 1920. Questa operazione non pone comunque fine alle polemiche e ancora una volta ci si convince di più del fondamento dello slogan della vittoria mutilata e si ritiene che Giolitti e i liberali non abbiano saputo difendere a dovere gli interessi nazionali.

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