Ustaša e Cetnici in Jugoslavia

Durante gli anni Quaranta del Novecento risulta complessa anche la situazione che si forma nella Jugoslavia. In Croazia operano gli Ustaša, cioè i nazionalisti croati guidati da Ante Pavelić; sostenuti dai nazisti, gli Ustaša attuano una politica di aggressione sistematica e contro la minoranza serba e contro gli ebrei in nome della realizzazione di una perfetta integrità etnica della Croazia. In Serbia ma anche in Croazia, sono all'opera i Cetnici, serbi filo-fascisti e nazionalisti guidati da Draza Mihajlović (1893-1946); i Cetnici ingaggiano un duro conflitto con gli Ustaša perché puntano alla ricostituzione di una Jugoslavia a dominante serba. Infine c'è un terzo gruppo di partigiani che riunisce persone di varie estrazioni di comuni orientamento comunista che è guidato dal comunista croato Josip Broz, detto Tito (1892-1980): questo è un gruppo che riesce a reclutare un largo numero di membri (nel 1944 contava all'incirca 150.000 aderenti) e a dotarsi di un'ottima organizzazione militare. Il movimento comunista jugoslavo non viene appoggiato da Stalin e dall'Urss. Dal punto di vista materiale l'Urss non può fare molto, se non concentrarsi sulla sua disperata difesa contro l'attacco nazista, dal punto di vista politico Stalin non apprezza l'esibizione di autonomia di Tito e del suo movimento.

Per questi motivi tra il 1943 e il 1945 il movimento resistenziale di Tito riceve aiuti logistici e materiali da parte delle forze anglo-americane che le individuano come la forza più efficiente nella lotta anti-nazista nel territorio della Jugoslavia.
Dal 1941 anche in Grecia si costituiscono diverse formazioni partigiane che si oppongono all'occupazione nazista, fascista e bulgara della Grecia. L'organizzazione più ampia è animata da membri del partito comunista greco ed è il Fronte di liberazione nazionale. A fianco, e non di rado in concorrenza con il Fronte di liberazione nazionale, operano anche gruppi di partigiani nazionalisti e liberali.

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