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Unità d'Italia

L’unità d’Italia è legata a due episodi: la seconda Guerra di Indipendenza (1859) e l’Impresa dei Mille (1860).
Il regno di Sardegna decise di provocare l’Austria. Il primo atto di provocazione consiste nel discorso tenuto da Vittorio Emanuele II per aprire l’anno 1859, dove pronunciò la frase “noi non siamo insensibili al grido di dolore che da tante parti d’Italia si leva verso di noi”, con la quale voleva dire che i Savoia non potevano trascurare quello che molti patrioti dei regni preunitari stanno chiedendo, ovvero l’unità e l’indipendenza dall’Austria. I Savoia accoglievano le richieste del popolo. Nello stesso anno, il re dà il permesso di costituire un corpo militare di volontari chiamato “i cacciatori delle Alpi”, guidato da Garibaldi. Questo corpo andrà ad affiancarsi all’esercito sardo, dimostrando a Vienna un rafforzamento del proprio esercito. Tutto questo voleva provocare l’Austria. Dopo mesi di attesa, finalmente, a maggio, a Torino, arriva un ultimatum da Vienna che chiede che sia sciolto immediatamente il corpo di volontari e che l’esercito sia disarmato. L’ultimatum viene considerato offensivo e viene respinto e, a questo punto, scoppia la guerra, che vede l’Austria come aggressore: grazie agli accordi di Plombiers, la Francia entra in gioco. Il 12 maggio 1859 inizia la seconda Guerra di Indipendenza. Le truppe franco-piemontesi riescono ad ottenere successi continui. Le principali battaglie furono quelle di Palestro, Magenta, Solferino, Varese, fino ad arrivare a Bergamo e Brescia e al Veneto.

Nel frattempo, a Firenze, si stava svolgendo una grande insurrezione popolare di mazziniani, che costringe Leopoldo II di Toscana a lasciare il trono e fuggire e si costituisce a Firenze una sorta di governo provvisorio. Anche nel resto dell’Italia avvennero diverse manifestazioni che fecero sfuggire la situazione di mano. A Villa Franca, nel luglio 1859, Napoleone III e Franz Joseph imperatore d’Austria firmano la pace di Villa Franca, con la quale si decide la cessione della sola Lombardia ai Savoia, con l’esclusione di Mantova e Peschiera; gli accordi di Plombiers non erano quindi stati rispettati. Cavour è stato tenuto all’oscuro dell’incontro e quando lo scopre decide di dare le dimissioni. Intanto, le insurrezioni continuavano, soprattutto in Toscana. Dopo poco tempo, Cavour riprese in mano la situazione: concesse Nizza e Savoia a Napoleone III, ottenendo in cambio dei plebisciti in Emilia e Toscana volti a chiedere l’annessione al regno di Sardegna. Napoleone III accettò e nei plebisciti venne sancito il passaggio di queste regioni al regno di Sardegna.

Spedizione dei Mille

A Palermo, nel 1860, scoppia una rivolta popolare promossa dagli artigiani. La figura più importante della rivolta è Francesco Riso, un idraulico. La rivolta fu velocemente soppressa a Palermo, ma dilagò nel resto dell’isola, perché ripresa da Rosolino Pilo, mazziniano siciliano. Diventa una guerriglia in cui vennero coinvolti molti contadini, che chiedevano terra. Un altro personaggio fondamentale fu Francesco Crispi, che capì che questa guerriglia alla fine sarebbe stata domata dai Borboni. Essendo amico di Garibaldi, cercò di convincerlo ad organizzare una spedizione che avrebbe dovuto affiancare i contadini siciliani; da lì il nuovo piccolo esercito avrebbe dovuto unificare l’Italia sotto la monarchia dei Savoia. Garibaldi era un po’ perplesso, in quanto l’operazione era quasi impossibile, dato che le truppe borboniche erano formate da 25.000 uomini ben equipaggiati, mentre le truppe garibaldine erano più piccole e non così bene armati. Alla fine accettò e organizzò un corpo di volontari chiamato I Mille. Partirono dalla Liguria nel maggio 1860 e sbarcarono a Marsala. Dei Mille facevano parte Nino Bixio, Giuseppe e Cesare Abba, Ippolito Nievo e Benedetto Cairoli. Il primo scontro tra truppe borboniche e garibaldine avvenne il 15 maggio 1860 a Calatafimi, dove i garibaldini ottennero un successo clamoroso, che aprì loro la strada. Presto conquistarono Palermo (27 maggio) e poi l’intera isola e decisero di distribuire la terra ai contadini. Garibaldi affida a Francesco Crispi il governo provvisorio dell’isola. Dopodiché i garibaldini attraversarono lo stretto di Messina, sbarcando in Calabria. Alcuni volevano proseguire la marcia verso il nord d’Italia, ma si sarebbero trovati in difficoltà poiché avrebbero dovuto spodestare il Papa e attraversare lo Stato della Chiesa, che era sotto la protezione della Francia. Salgono comunque in Campania, dove Francesco II, re delle due Sicilie, propone un compromesso: se si fosse arrestata la marcia dei Mille, lui avrebbe concesso lo statuto albertino; ma i garibaldini non accettarono e il re si rifugiò nel forte di Gaeta.

I garibaldini raggiungono Napoli a dicembre, accolti dal popolo con entusiasmo. Cavour e Vittorio Emanuele II iniziano a preoccuparsi, perché temono che essi possano cacciare il Papa da Roma e quindi irritare i francesi, con cui erano alleati. Dunque decidono di mandare le truppe piemontesi al sud a bloccare la marcia dei Mille. Le truppe incontrano i garibaldini a Teano, vicino a Caserta. Qui avvenne l’incontro fra Garibaldi e Vittorio Emanuele II e Garibaldi consegnò le conquiste fatte (il Regno delle due Sicilie) nelle sue mani. Dopo l’incontro, si tennero plebisciti nel regno delle due Sicilie, nelle Marche e nell’Umbria che sancirono l’annessione di questi territori al regno di Sardegna. Nasce così il Regno d’Italia, unificato quasi completamente: rimanevano fuori solo lo Stato Pontificio e l’area del Veneto, che apparteneva all’impero austriaco.

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