La Triplice alleanza

Triplice Alleanza nella Prima Guerra mondiale

Nell’aprile-maggio 1881, in conseguenza delle intese internazionali raggiungiunte a Berlino, la Francia occupò militarmente la Tunisia, che da sem pre, per la vicinanza geografica e la presenza di molte migliaia di Italia ni specialmente lavoratori siciliani, era considerata zona d’influenza dell’Italia. Insistendo lungo le linee della tradizione risorgimentale, ora che i rapporti con la Francia — dalla quale ci divideva, come abbiamo visto, anche un contenzioso commerciale — erano definitivamente compromessi, l’Italia rischiava il completo isolamento diplomatico. Si trattava di un rischio troppo grave per uno Stato di recente formazione e che teneva aperto un irrisolto conflitto con la Chiesa romana. Il nuovo governo guidato da Depretis e il suo nuovo ministro degli Esteri, Pasquale Stanislao Mancini, accelerarono allora i tempi di un’intesa con la Germania e con l’Austria. Il 20 maggio 1882 fu firmata tra le tre potenze la Triplice Alleanza. Era, almeno nella sua prima formulazione, un trattato che impegnava i tre stati a un aiuto militare reciproco solo in caso di conflitto nello scacchiere europeo, escludendo ogni intervento nell’area mediterranea e coloniale, proprio dove, cioè, si era invece determinata la frizione tra gli interessi italiani e quelli francesi (v. documento I testi della Triplice Alleanza, I). All’opinione pubblica democratica del nostro paese, ancora sensibile ai richiami risorgimentali, quell’alleanza con l’Austria parve solo una rinuncia alle terre «irredente» del Trentino, di Trieste e dell’Istria, priva di visibili vantaggi. Tanto più dolorosa suonò quella rinuncia quando, qualche settimana dopo la firma della Triplice Alleanza, fu impiccato il giovane triestino Guglielmo Oberdan, accusato di voler attentare alla vita dell’imperatore Francesco Giuseppe, a dimostrazione di come fosse vivo in quelle terre il sentimento di italianità e feroce la repressione del governo asburgico. All’opinione democratica italiana non era, poi, sfuggito il ruolo avuto nella stipulazione della Triplice Alleanza dal giovane re Umberto 1(1878-1900), di sentimenti non nascostamente conservatori, ancor più forti nella moglie, la regina Margherita. Si temeva, insomma, che l’avvicinamento agli imperi centrali (Germania e Austria) rafforzasse tendenze anti-parlamentari, circolanti così in ambienti di corte come in settori della classe dirigente, e separasse l’Italia dalle correnti della democrazia europea. Queste preoccupazioni, anche se non infondate, impedivano, però, di vedere i risultati positivi raggiunti con la firma della Triplice Alleanza. Essa infatti rompeva l’isolamento dell‘Italia e la inseriva nel sistema delle relazioni internazionali. Questo risultato divenne ancor più evidente dopo il primo rinnovo dell’alleanza concluso nel 1887 dal ministro Carlo di Robilant, in virtù del quale l’Italia otteneva l’appoggio della Germania in caso di conflitto coloniale italo-francese e soprattutto (quasi assecondando il vecchio disegno di Cesare Balbo) l’Austria si impegnava a compensi territoriali a vantaggio dell’Italia nel caso di una sua espansione nell’area balcanica.

Dall'altra parte invece vi erano invece i Paesi della Triplice Intesa: Gran Bretagna, Francia, Russia che si sarebbero successivamente schierati contro i Paesi della Triplice Alleanza nel corso della Prima Guerra Mondiale.

Registrati via email